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La bordata

Pd, Renzi: "Se i franchi tiratori bloccano la legge elettorale, cade il governo"

Enrico Letta e Matteo Renzi

Enrico Letta e Matteo Renzi

"Il governo rischia di saltare". Parola di Matteo Renzi. Il rottamatore vuole chiudere la partita sulla legge elettorale aperta sabato scorso con l'incontro-intesa col Cav al Nazareno. Da quel vertice sono passati cinque giorni e Renzi ha di fatto subito il linciaggio da parte della sinistra dem per quell'accordo con Berlusconi che secondo i cuperliani e i bersaniani è irricevibile. Cuperlo ha lasciato la presidenza del Pd e adesso raduna le truppe rosse per ostacolare la strada verso le riforme. Renzi di questa guerra interna è stufo. Così ai micorfoni del Tg3, house organ dei cuperliani e dei bersaniani, arriva la stoccata per il partito e per Letta: "Se i franchi tiratori faranno fallire la legge, senza nemmeno metterci la faccia, la legislatura sarebbe in salita. Non affosseranno la legge elettorale ma la legislatura".

Minaccia per Letta - Parole di fuoco che arrivano dritte dritte a palazzo Chigi dove Enrico Letta è sempre più in bilico. "Modifiche sono possibili, il parlamento è libero di decidere, l’importante è che siano d’accordo tutti altrimenti si ricomincia tutto da capo", ha aggiunto Renzi. Insomma il testo per fine mese sarà in Aula e lì arriva l'ora della verità. Se i dem dovessero affossare la riforma elettorale ecco allora che il governo andrebbe in fumo. Renzi avverte Letta, poi però tira il freno a mano e solo momentaneamente respinge l'ipotesi di un avvicendamento a palazzo Chigi: "Le riforme non devono essere a rischio, il governo è il governo Letta, io faccio un altro mestiere. Ai cittadini non interessa chi fa cosa. Io sono qui per dare una mano".

Rivolta della sinistra Pd - Intanto i cuperliani non mollano la presa. La sinistra-Pd vuole anche abbassare la soglia di sbarramento per i partiti non coalizzati (attualmente è all’8%). Nel fronte critico della nuova riforma ci sono oltre a Cuperlo Rosy Bindi, Pier Luigi Bersani, Giuseppe Lauricella, Enzo Lattuca, Maria Gullo, Andrea Giorgis, Barbara Pollastrini e Alfredo D’Attorre. ”Noi portiamo questa proposta a Renzi – spiega Alfredo D’Attorre – e gli chiediamo di assumersi l’impegno a superare i punti critici che contiene il testo di riforma elettorale”. Qualcuno interpreta questa rschiesta come un piano dei "rossi" per dare il via alla scissione. La sinistra Pd nel caso in cui il partito dovesse spaccarsi difficilmente troverebbe posto in una coalizione con Renzi. E così serve abbassare la soglia di sbarramento. Renzi probabilmente su questo punto non cederà. La guerra del Nazareno è solo cominciata e ha esiti imprevedibili. 

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Commenti all'articolo

  • dx

    24 Gennaio 2014 - 09:09

    lavorare per veder vanificati i propri sforzi è la cosa più insopportabile che c'è.

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  • AlexFG

    24 Gennaio 2014 - 09:09

    in questo paese di merda o fai così o non si cambierà mai niente. Questi finti democratici che vogliono discutere, in realtà vogliono solo che non cambi niente.

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  • dplucia

    24 Gennaio 2014 - 08:08

    Se Renzi fallisce o lo fanno fallire per la nuova legge elettorale, che non è un gran che, ma rappresenta il principio del cambiamento, l'Italia andrà verso la rovina, voluta dai burocrati di Stato e banchieri, per avere ancora il potere di " mangiare". L'Italia purtroppo non cambierà e solo un "miracolo" potrà salvarla, ma chi potrebbe fare questo " miracolo"?

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  • Federico di Hohenstaufen

    23 Gennaio 2014 - 23:11

    La "renzite" non durerà a lungo

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