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Feltri- fannullone: da impiegato pubblico era peggio dei vigli di Roma. Ecco cosa faceva

Lucia Esposito
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Vittorio Feltri parla dei vigili assenteisti. Nel suo editoriale di oggi su Il Giornale, prende spunto dalla vicenda di Roma per spiegare come la colpa di tale lassismo sia dei vigili solo a metà e spiega come a partire dagli anni Settanta "il sindacalismo sfrenato prese il sopravvento sul senso del dovere". Parla, anzi scrive, con cognizione di causa perché racconta di quando lui stesso, poco più che ventenne, fu assunto in un'amministrazione provinciale. Era stato assunto come impiegato. Guadagnava 100mila lire al mese "in un'epoca in cui con 500mila compravi un'utilitaria". Ricorda come tutti si dessero da fare, forse perchè controllati ma lui invece non riusciva a stare seduto alla scrivania per più di dieci minuti. Feltri fannullone - "Benché fossi pigro e svogliato non fui cacciato. Ero intoccabile come tutti i colleghi. I quali tuttavia non mi somigliavano, alcuni erano fulmini di guerra e coprivano le mie manchevolezze con santa rassegnazione giudicandomi probabilmente inabile". Feltri ricorda l'attivismo, la voglia di fare che regnava negli uffici, il rispetto che avevano  verso il cittadino. E ammette: "Li guardavo mentre smantettavano sulla macchina meccanografica e pensavo: questi sono scemi, chi glielo fa fare di ammazzarsi di lavoro? In realtà lo scemo ero io. Tant'è che nel giro di due o tre anni mi trasferirono di qua e di là nel tentativo di trovarmi una collocazione giusta affinché rendessi quanto gli altir. Alla fine andai in cerca di fortuna e mi è andato di lusso". 

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