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Tasse, lavoro e Unione EuropeaEcco cosa vuole Mario Monti

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Vi spieghiamo la sua fantomatica agenda. Il Prof blinda l'Imu e spera di abbattere il fisco sul lavoro. Ma prima di tutto prevalgono i diktat continentali

Andrea Tempestini
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di Francesco De Dominicis Primo comandamento: le tasse. Da lì non si scappa. Poi la giustizia: ingrediente necessario per scongiurare qualsiasi possibilità di adesione del Popolo delle libertà e di Silvio Berlusconi al suo programma. Mario Monti esce (ma non del tutto) allo scoperto. Le mosse in campo elettorale del presidente del consiglio non sono ancora chiare al cento per cento, ma l'agenda Monti è finalmente nota. Gli obiettivi sono tre: crescita, occupazione e rinnovamento istituzionale. Il professore della Bocconi ha battezzato il documento «Cambiare l'Italia e riformare l'Europa» e con questo atto intende in qualche modo essere l'ispiratore del nuovo centro. È proprio il centro, del resto, il  punto di riferimento dell'inquilino di palazzo Chigi che guarda a una eventuale alleanza col Partito democratico dopo le elezioni.  L'imu non si tocca Addio a qualsiasi ipotesi di intese col Pdl. Oltre agli attacchi politici, Monti ha fissato alcuni paletti chiave, come accennato, che spezzano il dialogo, semmai c'è stato, col movimento del Cavaliere. Le tasse e l'Imu in particolare. Il primo ministro è stato tranchant: è impossibile toccare la tassa sulla casa.   Il primo giorno di campagna elettorale è iniziato, come prevedibile, proprio sotto il segno dell'Imu, l'odiata imposizione sugli immobili, una mini patrimoniale come è stato detto da molti, che però ha consentito, ribattono altri, accanto alla riforma delle pensioni e altre riforme attuate dal governo Monti di mettere in sicurezza i conti del paese.  Mai sopportata da buona parte degli italiani, soprattutto dopo che per breve tempo era stata abolita l'Ici che di fatto è stata sostituita dall'Imu, l'imposta sulla prima casa è finita per diventare un discrimine nella competizione elettorale.  L'Imu la cancelleremo al primo consiglio dei ministri, ha detto ieri  Berlusconi, aggiungendo di avere già pronto un disegno di legge che ritroverà per altre strade «la stessa cifra»: prenderemo i soldi dalle tasse su alcool, lotto e tabacco». Un'affermazione, fatta a più riprese da settembre, contraddetta da  Monti nella lunga conferenza stampa di ieri. «Quella di togliere l'Imu è una proposta bellissima e piena di attrattiva popolare», ha spiegato ironicamente. «È bellissimo e allora io - ha aggiunto il premier - direi anche ridurre le tasse o reintrodurre il concetto che con le tasse significa mettere le mani nelle tasche degli italiani... Ma se si farà senza altre grandissime operazioni di politica economica, chi verrà al Governo un anno dopo, e non dico dopo cinque anni, dovrà mettere l'Imu doppia».   Giustizia sotto tiro L'altro piatto forte del menù del premier è la giustizia.  Meglio fare leggi «ad nationem che ad personam» ha detto Monti snocciolando poi i cinque punti sui quali intervenire: conflitto di interessi, intercettazioni, prescrizione, falso in bilancio e voto di scambio. Filoni sui quali, con pesi diversi, la sensibilità di Berlusconi è assai nota. Lavoro e basta Cgil Non mancano spunti e proposte positive. Come l'intero capitolo sul lavoro. Monti ha detto chiaramente che il sindacato modello Cgil va smontato pezzo per pezzo; e che le tutele previste finora per i lavoratori non sono più in linea con l'attuale quadro economico. Ha richiamato alcuni passaggi del patto per la produttività firmato dalle parti sociali poche settimane fa, sostenendo che la strada su cui proseguire è quella. Monti è convinto supporter della «contrattazione decentrata» e di «accordi sulla retribuzione» a livello aziendale. Monti ha ricordato quindi l'impegno dispiegato dall'Esecutivo sulla «strada giusta» che è quella dell'alleggerimento della carico fiscale su imprese e lavoro.  Un annuncio condivisibile ma poco concreto. Si pone, ha spiegato, un problema di «quadratura a parità di vincoli di bilancio e di spesa». Secondo Monti  «meno tasse a parità di vincoli di bilancio e di spesa tende a significare maggiori tasse da qualche altra parte: o imposte indirette come l'Iva, che però hanno effetti negativi su domanda e inflazione, o forme di imposizione patrimoniale, (sto analizzando - ha chiarito - e non proponendo) che possono essere generalizzate e piccole o su alcuni cespiti come fatto dal nostro governo».     Privatizzazioni e spesa Tutto da scoprire, poi, il versante delle privatizzazioni e dei tagli alla spesa statale con la lotta agli sprechi. Nel primo caso, potrebbe proseguire il piano di dismissioni degli immobili pubblici avviato in questi dodici mesi, ma non decollato anche a cagione dei tempi troppo brevi.  In ballo ci sono soprattutto gli immobili statali e degli enti pubblici: stiamo parlando di beni da 400 miliardi di euro complessivamente. Una montagna gigante che, però, non facilmente può essere messa sul mercato per fare cassa. Resta da capire, invece, che tipo di misure Monti voglia proporre sul versante delle società statali e dei carrozzoni che pesano sulle tasche degli italiani, dalle Ferrovie dello Stato alla Rai.  Quanto alle enormi sacche di sprechi da individuare fra gli 800 miliardi di uscite a carico dello Stato, Monti ha certificato il sostanziale fallimento del superconsulente Enrico Bondi e della spending review. Il premier, ricordando lo stop al taglio delle province, ha individuato nel Parlamento e nella casta i principali responsabili del flop targato Bondi. «Credo - ha evidenziato poi Monti - che la via maestra sia quella della riduzione della spesa pubblica e su quella via occorre andare più risolutamente di quanto abbiamo potuto fare governi precedenti e il nostro per ridurre la pressione fiscale». L'ok dell'Europa Un altro pilastro dell'agenda Monti è certamente  l'Europa. «Non bisogna eludere gli impegni» ha ribadito il premier ricordando come anche grazie agli interventi degli ultimi mesi l'Unione europea, oggi, «è più forte, può fronteggiare meglio le crisi e promuovere lo sviluppo». Secondo l'ex commissario europeo, l'Italia deve essere «protagonista» a Bruxelles.  Stop. Il buffet di Monti, a questo punto, è servito. Ora sta agli invitati (i partiti del centro, i fuggitivi di Pdl e Pd, la cosiddetta società civile) mostrare apprezzamento. Tuttavia, in attesa di conoscere chi in Italia sosterrà le linee programmatiche del premier, fuori del nostro Paese un sostenitore ce l'ha già: è proprio l'Ue, che l'ha definita «l'unica strada per l'Italia», la considera un percorso obbligato per un risanamento rapido e sostenibile e vuole vederla applicata con o senza Monti. Anche perché quel programma coincide quasi del tutto con quello che l'Europa dettò all'Italia nel 2011, quando l'impennata degli spread fece tremare il Paese e cadere il Governo Berlusconi che non aveva dato all'Europa le risposte che aspettava da mesi. Anche Bruxelles tifa per le tasse.

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