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Fiat 2000: l'incredibile avventura ricostruttiva - da primato mondiale - raccontata dai protagonisti

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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"Ferrea mole, ferreo cuore", è il famoso motto dei carristi. E con l'inesorabile determinazione dei cingoli che ben conoscono, gli stessi sono riusciti a portare a termine un’impresa, da primato mondiale, diventata realtà in soli due anni: ricostruire dal nulla un gigantesco carro armato, in dimensioni e peso originale, per giunta motorizzato. Il "nuovo" Fiat 2000, perfetta replica dell’originale del 1917, è stato presentato al pubblico – marciante - in quest'ultimo fine settima presso il Parco Esposizioni Novegro, a Milano, in occasione del 70° della fondazione dell’Associazione Nazionale Carristi d’Italia (A.N.C.I.), durante la mostra “Militalia” dedicata al collezionismo militare.

QUI per vedere il carro sfilare davanti ai carristi in schieramento e scoprire com'è organizzato il vano di combattimento interno.

Nel bel mezzo della Grande Guerra, anche l’Italia si era messa al lavoro sul progetto di un “tank”, sulla scorta di quanto già prodotto da Inghilterra, Francia e Germania. I progettisti Giulio Cesare Cappa e Carlo Cavalli elaborarono un mastodontico carro, decisamente all’avanguardia: aveva – per la prima volta – una torretta girevole posta in cima al carro, dotata di un cannone da 65 mm; i cingoli molto alti gli consentivano di superare dislivelli di più di un metro. La possanza era tale da incutere timore al nemico, come poi dimostrò contro i ribelli arabi di Misurata nel 1919. Il suo peso, inoltre, avrebbe spianato facilmente quei terribili reticolati che ostacolavano, negli assalti, le colonne di fanteria. Tuttavia, la Grande Guerra finì prima che potesse entrare in servizio. I due prototipi costruiti andarono perduti, uno fra le sabbie della Libia, l’altro finì in fonderia dopo il ’43 per ricavarne il prezioso metallo.

L’IDEA FOLLE

L’idea “folle” di ricostruire il blindato perduto nacque nel 2017, dopo che un gruppo di restauratori di veicoli militari d’epoca del “Raggruppamento Spa” di Fabio Temeroli, lessero un articolo su questo primo carro italiano. Purtroppo i disegni rimasti erano pochissimi, così, il progettista Mario Italiani, ex pilota di carri armati M 47 e oggi presidente della Sezione A.N.C.I. di Zeccone, ha ricostruito virtualmente il carro con un programma di modellazione in 3D.

«Sono partito con due schizzi generici» spiega Italiani «e non è stato facile dover interpretare qualcosa che non esiste più. Se per l’esterno possiamo oggi parlare di un 100% di aderenza all’originale, per l’interno e le funzionalità meccaniche siamo all’85%».

LA MESSA IN OPERA

Grazie a una vera e propria avventura antiquaria, protagonista il Col. Maurizio Parri, viene rintracciato il “modellino” (1,5 m di lunghezza) in legno del 1917 che restituisce dettagli preziosi come la rivettatura delle piastre, le maglie dei cingoli e le grandi ruote a razze. Dopo 1500 ore di lavoro, il progetto è pronto e, per raccogliere i non pochi fondi necessari  parte una sottoscrizione rivolta a tutti gli ex carristi e appassionati. Spiega il generale Sabato Errico, presidente dell’Associazione Carristi: «Oltre al lavoro di riprogettazione, l’A.N.C.I ha promos[1]so una sottoscrizione accolta dai carristi associati e da simpatizzanti che hanno effettuato cospicue donazioni per sostenere parte dei costi».

A realizzare materialmente il blindato, e ad anticipare parte dei fondi mancanti, è stato l’industriale Giancarlo Marin, titolare della Svecom PE S.r.l. un'industria medio pesante molto nota nel suo settore. A fare da tramite, l'intervento del generale carrista Giuseppe Pachera, oggi centenario, già combattente durante la Seconda guerra mondiale, che ha fatto presente all'industriale questo ambizioso progetto. Appassionato di meccanica e di mezzi storici, Marin è stato infatti il fondatore del Museo delle Forze Armate 1914-1945 che, a Montecchio Maggiore (VI), accoglie gratuitamente circa 10.000 visitatori l’anno.

«Al posto del sangue abbiamo olio idraulico», scherza Marin «noi costruiamo macchinari per cartiere, caldaie ed alberi espansibili. Quando il generale Giuseppe Pachera (presidente Nazionale Onorario A.N.C.I., oggi centenario, già combat[1]tente nella Seconda guerra mondiale n.d.r.) mi ha proposto il progetto del Fiat 2000, l’adrenalina è andata a mille e siamo partiti subito. Abbiamo ricreato peso e dimensioni originali, con le blindature da 20 mm per i lati e da 12 mm per la parte superiore.Abbiamo riprodotto i modelli delle maglie dei cingoli che sono state poi colate in fonderia, (ognuna del peso di 48 kg n.d.r.). Per il motore ci siamo orientati su un Fiat da 140 cavalli a 6 cilindri, degli anni ’50. Avremmo potuto sceglierne anche uno coevo, ma poi sarebbe stato un problema per i pezzi di ricambio. Questo si avvicina comunque molto all’originale. Le prove sono state soddisfacenti: il carro è riuscito a superare facilmente alcuni ostacoli. Ora ci piacerebbe che le Forze Armate ci concedessero qualche modello storico o in dismissione per documentare l’evoluzione della specialità Carristi e metterli gratuitamente a disposizione dei visitatori».

Durante la manifestazione di Novegro, è stato presentato anche il volume "Il carro armato Fiat 2000" (Mattioli 2022) che racconta questa bella storia italiana, un'impresa siglata dai carristi, dagli appassionati e da Giancarlo Marin con una semplice stretta di mano, come si faceva ai tempi d'oro del nostro passato industriale,

In un periodo storico in cui si tende spesso a dimenticare la nostra memoria e identità storica, è dunque arrivato un segnale in controtendenza: in questo caso, pesante 30 tonnellate.

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