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Mario Monti, l'uomo che disse "no" al Quirinale per salvare la Patria: la Storia autoassolutoria del Loden

Andrea Tempestini
Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, a "Libero" dal 2010, caporedattore e digital editor di Liberoquotidiano.it. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky.

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"A fine 2012 mi sono convinto che la presenza mia o di altri al Quirinale, importante per la mia persona, per l'Italia era questione che contava meno di un'altra differenza"
Mario Monti (La Stampa)

Quale "altra differenza"? "Che rotta avrebbe preso il Paese dopo le elezioni", spiega Mario Monti. Bisogna riavvolgere il nastro fino alla sua parentesi politica, conclusa di fatto poco dopo il lancio di Scelta Civica, il partito del Loden sparito nel nulla nel giro di pochi mesi. Intervistato da La Stampa, Monti afferma candidamente che "probabilmente sì", senza quel partito avrebbe scalato il Quirinale. Ma eroicamente decise di non farlo. Bensì scelse di fondare un partito, e lo fece poco dopo quel dicembre 2012 in cui assicurò che non lo avrebbe mai fatto. Cita "le pressioni di molti, in Italia e all'estero", affinché continuasse la sua avventura politica (e queste "pressioni" altrettanti molti le citano quando devono raccontare esperienze politiche fallimentari). E Monti, l'uomo che rinunciò al Colle per il bene della patria, finisce col promuovere a pieni voti non solo il suo governo, ma anche il ruolo e la funzione di Scelta Civica: "Non ho mai pensato veramente che Scelta Civica potesse riportarmi al governo, ma volevo almeno battermi perché non prevalesse una coalizione (di sinistra o più probabilmente di destra) che mettesse l'Italia già nel 2013 nelle mani dei populisti antieuropei". E, prosegue, "con il 10% di Scelta Civica la minaccia è stata evitata. Il populismo antieuropeo ha dovuto aspettare il 2018. E io non sono andato al Quirinale", ripete forse tradendo un pizzico di rammarico. 

Insomma, Monti rivendica con orgoglio la non-vittoria di Pier Luigi Bersani e tutto ciò che ne seguì. Bolla tutti - da Berlusconi fino alla sinistra, che erano Pd, Tabacci e Vendola - come populisti antieuropei. Due osservazioni. La prima: forse, proprio quella legislatura pasticciata ha portato i "populisti antieuropei" laddove sono arrivati nel 2018, ossia alla vittoria, ma questo Monti non lo prende in considerazione, giammai. Seconda: Tabacci-Bersani e Berlusconi col 22%, e non soltanto col senno di poi, non mi sembravano questa grande minaccia "populista" ed "antieuropea". Ma questa, secondo Monti, l'uomo che scientemente disse no al Qurinale, è la storia. Autoassolutoria.

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