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Armani senza Armani nel segno della continuità
martedì 20 gennaio 2026

Armani senza Armani nel segno della continuità

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Daniela MastromatteiDaniela Mastromattei è caposervizio di Libero dove si occupa di attualità, moda e costume, adesso anche "in prestito" alla politica. Ha cominciato a fare la giornalista al quotidiano Il Messaggero, dopo un periodo a Mediaset ha preferito tornare alla carta stampata
2' di lettura

Il teatro di via Borgonuovo nel centro storico di Milano è lo stesso. Ma è l’atmosfera diversa. Mentre la sala si anima, il pensiero va inevitabilmente a re Giorgio, scomparso lo scorso 4 settembre lasciando un vuoto. Siamo alla prima sfilata di Armani senza Armani.  La prima disegnata da Leo Dell’Orco al suo debutto come direttore creativo di Armani uomo.

L’attesa è tanta.  In passerella sfila la disinvoltura, con nuovi riflessi cangianti nella coerenza creativa della maison.  Dal verde oliva al viola melanzana all’azzurro spiccano sui velluti  e tra la sinfonia di grigi, beige, neutri, neri e blu intensi. Le linee sono fluide e disinvolte, le giacche hanno il collo alla coreana, i cappotti sono avvolgenti e abbottonati di sbieco. I pullover d’angora morbida sono messi dentro i pantaloni con le pinces più ampi del solito a volte con le zip sulle tasche. Ed ecco le giacche-camicia da portare con la cravatta e i cappelli con la tesa larga. Un'idea di eleganza facile che accompagna anche l'abbigliamento da neve e la maglieria, morbida e materica, dal pull di angora al cardigan a jacquard geometrici - declinato al maschile e femminile - nato dalla collaborazione con Alanui. Un gioco di contrasti di lucido e opaco che coinvolge anche i tessuti ( sia va dalle lane battute alle pelli opache, crêpe, ciniglia, amalgamati ai cashmere garzati o alle sete che imitano il denim). Bella l’idea di far sfilare alcune modelle vestite con gli stessi capi degli uomini. Anche perché lei, da sempre, ama “rubare” dal guardaroba di lui

“Mai ipotizzato colpi di testa per stravolgere lo stile Armani, o a esagerazioni, tipo le canottiere in passerella che ho visto in questi giorni. Avevamo un’idea precisa da cui partire e a cui arrivare. Siamo stati coerenti”, precisa dell’Orto, che è stato prima il compagno di re Giorgio, poi il suo braccio destro e ora il suo successore alla guida del gruppo.

 Dopo la sfilata Armani che ha richiamato a Milano anche Ricky Martin, Luca Marinelli e Gianni Morandi, dell’Orco ci conduce a pranzo insieme al nipote Gianluca, con cui è uscito a salutare il pubblico a fine show,  nell’ala della grande casa  che lui e lo stilista condividevano. E finalmente il direttore creativo si lascia andare: “Ho  voluto lasciare la sua impronta su questa collezione per il prossimo inverno. Un segno 'cangiante'  e colorato, con toni come il melanzana a fare da filo conduttore della stagione fredda. Lui sui colori era un incubo”, ricorda  Dell'Orco,  “era sempre per il beige. Io ho fatto miei dei colori che Giorgio avrebbe tagliato, sul resto sono stato in linea senza fare cose esagerate". Ma "a un certo punto devi trovare il coraggio di uscire", risponde a chi gli chiede come abbia vissuto l'emozione della prima uscita in solitaria, senza l'uomo di cui l'azienda porta il nome.  “Cosa avrebbe commentato re Giorgio alla fine dello show?  State imparando'", sorride Dell’Orco.