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"No time to die", vale la pena di dar retta alla frase di lancio... un film da vedere

Giorgio Carbone
Giorgio Carbone

Nato a Tortona (Al) il 19 dicembre 1941. Laureato in giurisprudenza a Pavia. Giornalista dal 1971. Per 45 anni coniugato all'attrice Ida Meda. Due figli. Critico cinematografico (titolare) per "La Notte" dal 1971 al 1995. Per "Libero" dal 2000 a oggi. Autore di tre dizionari: Dizionario dei film (dal 1978 al 1990); Tutti i film (dal 1991 al 1999); Dizionario della tv (1993).

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NO TIME TO DIE
Al cinema. Con Daniel Craig, Lea Seydoux e Christoph Waltz. Regia di Cary Joji Fukunaga. Produzione Gran Bretagna 2021. Durata: 2 ore e 43

LA TRAMA
James Bond è andato in pensione, ma i suoi nemici no, e cercano a più riprese di  accopparlo. Ma non solo lui. La diabolica Spectre  sempre guidata dal terribile Blofeld (che riesce a dare ordini anche chiuso in manicomio)  è in possesso di un'arma che più letale non si può. Urge recuperarla (è stato il governo inglese a costruirla) e 007 è richiamato in servizio. Sarà  dura stavolta, più dura di tutte le volte precedenti (anche il fraterno collega di Bond , Felix Leiter  ci rimetterà la pelle).

PERCHÈ VEDERLO
Perché una volta tanto vale la pena di dar retta alla frase di lancio "Valeva la pena di aspettarlo". In effetti, questa ennesima  avventura di 007, che ha causa del Covid ha slittato la sua "prima" di oltre un anno è tra gli episodi migliori, forse il migliore. La prima mezz'ora è una vera esplosione di adrenalina e le restanti due ore danno pochissime tregue. Daniel Craig alla sua ultima (pare) apparizione nel personaggio  di Fleming dà la sua prova più convincente (per una volta 007 è davvero coinvolto sentimentalmente) anche se  l'ironia (che dovrebbe essere uno dei tratti  tipici di 007) non sa proprio dove sta di casa.

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