Miami, Canada, Monaco. Tre Gran Premi bastano per capire che il Mondiale 2026 ha cambiato proprietario. Kimi Antonelli non rincorre più il futuro: lo aspetta ai box e gli controlla il pass. Cinque vittorie di fila, Russell annichilito, Mercedes che domina. Davvero. E finalmente l’Italia torna ad avere un pilota da tifare senza dover vivere di ricordi. Piano, però. Antonelli è un gigante. Ma non è Senna. Almeno per ora. Il rischio è quello tipico di un Paese che inaugura piedistalli pensando già ai processi. Toto Wolff, nel frattempo, è stato l’unico a crederci dall'inizio. Senza aspettare il consenso.
Dunque Mercedes, nonostante box sempre più simili a una riunione di condominio armata, è la macchina da battere. Red Bull, invece, è ormai Verstappen & associati. Lui costruisce weekend, difende l’indifendibile e quando la macchina lo bidona si nota ancora di più. Hadjar non è Verstappen. Ma nemmeno una comparsa: ha durezza mentale e, dettaglio non da poco, non sembra ancora aver paura del compagno .
McLaren invece è la delusione vera. Sofisticata, complicata, veloce ma soprattutto fragile. Piastri supera, sia pure di poco, il campione del mondo Norris nella classifica piloti. Un sorpasso che dice molto dell’australiano. E conferma quello che di Blando si era già intuito l’anno scorso.
E la Ferrari? Hamilton, tra una nebbia e l’altra, sembra essersi rimesso in moto. Leclerc, invece, firma quasi a vita col Cavallino e pochi giorni dopo trova il muro di Monaco. A casa sua. Difficile non vedere qualcosa di simbolico. Elkann ragiona da holding, non da Enzo Ferrari. E Charles rischia di diventare il testimonial perfetto e l’asset ideale di una squadra che rappresenta molto e conclude pochissimo.
Intanto Flavio Briatore continua a fare una cosa piuttosto fuori moda: guardare la classifica. E in un paddock pieno di manager e storyteller, finisce per sembrare uno degli ultimi uomini di corse.
Forse il punto è questo. In Formula 1 il marketing racconta il domani. Alla fine, però, decide ancora il cronometro. Che non partecipa ai consigli d’amministrazione. Ma continua ad avere un carattere pessimo. Vivaddio.





