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Mercato dell'auto e sostenibilità: la "chiave d'accensione" non è solo ambientale
giovedì 10 settembre 2026

Mercato dell'auto e sostenibilità: la "chiave d'accensione" non è solo ambientale

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Pietro BarachettiFra i ricordi della sua “vita giornalistica” Pietro Barachetti ne conserva tre indelebili: la copia del Corriere della Sera con la sua firma in prima pagina poco più che ventenne conservata come una reliquia e miseramente finita utilizzata per accendere un camino; l'invito, ricevuto mentre era alla direzione del Giornale di Bergamo, a partecipare a una riunione di vecchi alunni del liceo con la motivazione: “uno dei 10 peggiori allievi della recente storia del Paolo Sarpi” e la macchina da scrivere Olivetti (in ferro) scagliatagli addosso da Vittorio Feltri…
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Non è solo ambientale la “ chiave d'accensione ” della sostenibilità del sistema automobilistico : ci sono anche la chiave economica e industriale, quella sociale e territoriale. A riaffermarlo, dal palcoscenico del Teatro Regio di Torino in occasione di bTOb - Salone Auto Torino 2026 , partecipando al panel intitolato proprio "La sostenibilità del sistema automotive – Industria, mercato e territorio di fronte alla trasformazione del settore'", è stato Plinio Vanini , vicepresidente di Federauto denunciando, senza se e senza ma, che “la transizione sarà efficace solo se sarà sostenibile per tutti: industria, concessionari , imprese, famiglie e territori. Non c'è sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica della rete, e non c'è rinnovo reale del parco senza strumenti fiscali capaci di rimettere in moto domanda, investimenti e mercato dell'usato recente”, ha dichiarato Plinio Vanini nel suo intervento che ha acceso i riflettori su un tema peraltro già caldissimo: quello che riguarda il ruolo strategico della rete dei concessionari.  Un anello della catena di trasmissione del settore automotive definito “il punto di contatto concreto tra case automobilistiche, clienti, imprese e territori", chiamato "a sostenere investimenti crescenti in strutture, digitale, formazione, elettrificazione, assistenza e qualità del servizio, ma che opera oggi con livelli di marginalità estremamente ridotti”, ha sottolineato il vicepresidente di Federauto spiegando che "con un utile netto dopo le imposte dell'1,1 per cento, i concessionari non hanno più margini per assorbire ulteriori costi e rischi".

E chi pensa alla sostenibilità economica della rete delle concessionarie? 

Una situazione che rende impossibile investire lasciando di fatto in panne “quella sostenibilità economica delle concessionarie che pur rappresenta una condizione indispensabile per la sostenibilità dell'intero sistema automotive”. Un messaggio chiarissimo per denunciare la necessità di garantire "un equilibrio competitivo tra i diversi canali di mercato in uno scenario in cui il noleggio rappresenta una componente sempre più importante delle immatricolazioni, ma con differenze che evidenziano una diversa capacità di affrontare rischi e sostenere investimenti. A fronte di società di noleggio che operano su grandi volumi con strutture snelle, i concessionari sostengono il costo del presidio territoriale, dell'immagine dei marchi, dell'assistenza post-vendita specializzata e degli standard richiesti dalle case automobilistiche: in pratica tutto il percorso di presenza e relazione con il cliente durante l'esperienza d'uso.

E' indispensabile creare un equilibrio tra il mondo della vendita e del noleggio 

"Rispetto al noleggio" ha aggiunto ancora Plinio Vanini, "chiediamo condizioni equilibrate per chi sostiene il costo del marchio , del territorio e della relazione con il cliente . Non può esistere una distribuzione con maggiori doveri e minori condizioni economiche".

E invece delle campagne di rottamazione facciamo partire una leva fiscale stabile 

Un altro passaggio centrale dell'intervento del vicepresidente di Federauto ha riguardato il rinnovo del parco circolante, sottolineando come "non servano nuove campagne straordinarie di rottamazione o misure episodiche che rischiano di generare attese nel mercato, ma occorra invece una leva fiscale stabile, in grado di incentivare le imprese ad acquistare veicoli nuovi, più efficienti, sicuri e meno emissivi. La nostra proposta è per una fiscalità che premi le aziende che investono nel nuovo e che alimenti il ​​mercato dell'usato recente: è lì che si può incidere davvero sul rinnovo del parco, sulla sicurezza e sulla riduzione delle emissioni”. In conclusione: "la transizione richiede regole chiare, stabili e applicabili, neutralità tecnologica e politiche capaci di accompagnare la domanda reale, senza imporre tempi incompatibili con il mercato e senza trasferire sulla sola rete distributiva il peso economico del cambiamento. Non c'è sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica della rete, e non c'è rinnovo reale del parco senza strumenti fiscali capaci di rimettere in moto domanda, investimenti e mercato dell'usato recente".