"Vivo come se avessi il jet lag, mi sembra di giocare gli Australian Open”. Alexander Zverev scherza, ma dietro la battuta c'è una critica precisa alla programmazione degli US Open. Dopo aver conquistato la semifinale, il tedesco ha raccontato quanto gli orari estremi del torneo di New York finiscano per alterare completamente la routine dei giocatori.
Il riferimento è soprattutto alle partite che terminano nel cuore della notte. Zverev ha ricordato di essere arrivato una volta a letto alle 6.45 del mattino durante la prima settimana, un orario difficile da conciliare con i normali ritmi di recupero di un atleta. E il problema non riguarda soltanto il tempo trascorso in campo.
Il numero 2 del mondo ha iniziato il torneo superando Sonego e Halys in cinque set, accumulando nove ore di gioco nei primi due turni. Dopo quella partenza complicata, però, ha cambiato marcia, eliminando senza perdere un set Tabilo, Darderi e van de Zandschulp. L'olandese è stato battuto nei quarti 6-2 7-6 6-1. Proprio dopo quella partita, Zverev ha parlato anche del quarto di finale tra Shelton e Alcaraz, terminato oltre le 3.30 di notte. Il tedesco ha seguito l'incontro fino alla fine, riconoscendo i meriti dell'americano e definendo comunque un po' arrugginito lo spagnolo.
Poi il discorso è tornato sulla sua quotidianità newyorkese e su tutto quello che accade dopo una partita: "Dopo le partite faccio il bagno di ghiaccio, parlo con la stampa, cosa che odio fare, e faccio il trattamento. La scorsa settimana sono andato letto una volta addirittura alle 6.45 del mattino. Mi sembra di giocare gli Australian Open a New York. A me comunque piace dormire e dormo fino all'1 del pomeriggio”. Una battuta che fotografa un problema ormai ricorrente: a Flushing Meadows il tennis finisce spesso quando la giornata, per tutti gli altri, è già ricominciata.
Alexander Zverev: a tennis fan just like us pic.twitter.com/rfN4wd1LNa
— US Open Tennis (@usopen) September 10, 2026




