Quando Ranucci inizia a (stra)parlare dal palco, in camicia nera ma per nulla fascista, ad ascoltarlo, seduti su delle sediole di plastica anch’esse nere, ci sono una sessantina di persone tra cui spicca un signore con una folta barba bianca e una ragazza piuttosto avvenente, ma forse sottolinearlo è sessista. Anzi, lo è di sicuro. Poi si segnalano una decina di persone, equamente distribuite tra uomini e donne, col borsello a tracolla. E ancora due segnaposti bianchi con la scritta “riservato”, ma per chi non si capisce.
Sigfrido è l’ospite d’onore (ma sarà un onore ospitare anche Landini due ore dopo, si capisce) della terza giornata di “Terra”, la festa di Avs, acronimo della Bonelli&Fratoianni. L’inizio è programmato alle 18. Ranucci comincia 34 minuti dopo, forse anche nel disperato tentativo di far arrivare qualcuno in più, e anziché parlare del suo ultimo libro contro la casta – gli riconosciamo l’originalità dell’argomento – se la prende subito con la destra, i «social di destra», i politici di destra e avanti così.

PIAGNISTEO
Ce l’hanno tutti con lui, il quale ovviamente è vittima di un character assassination mai visto prima, ma chi ha guardato il suo Report prima l’ha visto eccome: vittime designate, chiunque non fosse di sinistra.
Dietro a Sigfrido c’è una batteria, non di pentole, e attorno a lui, due a destra e due a sinistra, borracce rosse e verdi, che per numero insidiano la platea.
Attenzione, l’autore fa cenno perfino al suo libro. Tenetevi forte: «L’ho scritto in quattro giorni e tre notti, c’era l’urgenza di spiegare che il referendum per la riforma della magistratura faceva parte di un nuovo ordine mondiale». Ranucci riesce a infilare nello stesso discorso pure «il genocidio di Gaza», e il numero è da consumato acrobata.
Ranucci straparla: per il 63 per cento potrei guidare il Paese
«Non scendo in politica: la politica è una cosa seria e non mi sento all'altezza, è un mestiere ...Prima di salire sul palco allestito nel quartiere Testaccio, Sigfrido, fermato dai cronisti e anche dal Bonelli che gli dà una pacca sulla spalla, afferma che «non ci sono chat segrete», che «sono tutte cazzate: sono intercettato da più di un anno come tutte le persone che mi sono vicine». Prova a smentire l’esistenza di uno scambio di messaggi tra Laura Cianfoni, vicina al conduttore, e la compagna di Valter Lavitola, Natalia Potenza. Poi le domande virano sui progetti futuri del cronista senza macchia: «Non mi candido in politica, do più fastidio come conduttore di Report», da cui però è stato rimosso.
Sigfrido non molla l’osso: «Mi batterò fino all’ultimo, ci sono possibilità di reintegro», e lo dice parlando del ricorso che sta preparando l’avvocato. «Se non ci riesco», annuncia, «farò un’altra cosa da un’altra parte», quindi un Report su un’altra rete. Sigfrido a tratti sembra indispettito, la stella è lui e non i due intervistatori che tentano di prendersi la ribalta rivolgendo domande-soliloquio. I due intervistatori sono l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che ha sentito l’esigenza di informarci che sente l’esigenza di tornare a far politica, e sono milioni gli italiani che lo esigevano; alla destra di Sigfrido invece, oltre alle borracce c’è Francesca Ruocco della segreteria organizzativa di Sinistra Italia. Chi l’ha annunciata, a inizio esibizione, s’è impappinata, ma vuoi mettere l’emozione?
Sigfrido Ranucci sbrocca: "Tutte str***". Poi la promessa: "Se non torno a Report..."
No, Sigfrido Ranucci non molla. Continua a puntare sul reintegro a Report, afferma di essere stato fatto fuori perch&eac...BORDATE
Intanto Fdi non molla: «Per mesi abbiamo assistito a un’incredibile campagna di vittimismo mediatico in cui Ranucci», tuona Antonella Zedda, vicecapogruppo al Senato, «con la sponda complice della sinistra ha cavalcato l’attentato subìto per gettare discredito su Fratelli d’Italia, evocando un inesistente clima d’odio e matrici politiche». All’attacco pure Stefano Maullu, omologo alla Camera: «Emergono nuovi dettagli che allungano ombre, delineando un quadro ancora più inquietante. Ranucci avrebbe usato canali di comunicazione segreti, tramite le rispettive compagne, per scambiarsi documenti riservati con Lavitola, concordando poi in una telefonata criptata di due ore su Signal un possibile alibi». A fine comizio Ranucci beve da una borraccia nera. Di fronte sempre il solito pubblico sparuto. E dire che secondo i sondaggi, ma soprattutto secondo lui, gli italiani non vedrebbero l’ora della sua discesa in campo...




