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Complimenti per la trasmissione

Mattia Barbarossa, il giovane prodigio scovato da Giletti

Un'ottima prima parte di Non è l'Arena (ma la seconda...)

6 Maggio 2019

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mattia barbarossa

il nuovo "Steve Jobs" come dice Giletti

Mattia Barbarossa è un robusto intellettuale napoletano di anni 18, con un lieve accenno di peluria in volto, una propensione a vincere caterve di premi scientifici internazionali e una passione insopprimibile per le stelle.
 

Mattia deve ancora fare la maturità scientifica, “ma non c’è fretta”; nel frattempo ha fondato una start up che sviluppa satelliti interplanetari a basso costo in tutto il mondo, tranne che in Italia. Quando, tra 3200 team e 52 progetti diversi, ha vinto il suo primo premio messo in palio dall’Agenzia Spaziale Europea con una squadra che gli Avengers al confronto sembrano impiegati del catasto, be’, non ha ricevuto dai nostri governanti nemmeno una telefonata, “Uaglio’, grazie”. Anzi, no: giusto una medaglietta dal sindaco De Magistris. Ma se pensiamo che i terzi classificati allo stesso concorso sono stati accolti dal premier britannico, la cosa è seccante. Ho visto il suddetto ragazzo prodigio, ospite de Non è l’Arena (La7 domenica prime time da rivedere sul sito di la7, a più riprese), spiegare che l’Italia è un paese di potenti ingegni come il suo ma è soffocata dalla burocrazia e dal pressapochismo, e non ce la può fare. Ho visto Irene Tinagli, altro ex giovane talento migrata in Spagna dirgli: “E ringrazia che non ti hanno insultato, ti chiamerà l’Mit, tornerai in Italia e ti diranno che non vai bene, ma tu fregatene…”. Ho visto Guido Crosetto -che di economia dello spazio è assai edotto-  applaudire Mattia, esalando una promessa di aiuto; e ho visto l’economista Sapelli ringraziare Massimo Giletti per aver concesso a un nostro pregiato cervello in fuga la possibilità di testimoniare che in Italia non tutti i millennials sono coglioni patentati. Anche se, poco prima, introdotta da Giletti, la giornalista Francesca Ronchin registrava con telecamera nascosta un finto colloquio di lavoro per aspiranti camerieri; e nessuno che avesse voglia di lavorare. “Non è per me, io il sabato e la domenica vado a ballare”, ha declinato un candidato; e, fosse stato mio figlio, l’avrei crocefisso al cancello di una trattoria per camionisti dopo averlo gonfiato come una zampogna. Ho visto insomma, un grande argomento discusso dal conduttore gigione in stato di grazia, “Caro Mattia, quando diventerà il nuovo Steve Jobs, si ricordi del povero Giletti”. Vero servizio pubblico. Poi ho visto la seconda parte del programma, sul solito giallo della morte dell’olgettina Imane Fadi, e qui preferirei sorvolare…

 

 


 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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