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Complimenti per la trasmissione

Quell'inutile, ipnotica liturgia dei Capodanni alla tele

Perché ci casco sempre e mi sorbisco la fine dell'anno davanti al maledetto piccolo schermo...

3 Gennaio 2020

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Amadeus su Raiuno

Capodanno tristanzuolo dalla tv

C’è qualcosa di malinconico, c’è tutta la drammaturgia delle famiglie infelici di Tolstoj, nei maledetti Capodanni che la tv italiana si ostina a celebrare.
Odio le dirette delle feste di fine anno dalle piazze italiane. Eppure, per uno strano sortilegio, non posso farne a meno. Non prima, almeno di essermi sorbito il discorso del presidente della Repubblica (con Mattarella  10 milioni di spettatori, roba che neanche la Champions) di cui -se ci penso- non mi frega assolutamente nulla. Ed è un po’ come per gli oroscopi di Paolo Fox che ti metti a divorare negli ultimi giorni di dicembre, con la speranza -sempre disattesa- che per i Gemelli l’anno nuovo sarà un meno faticoso del precedente. L’altra sera, a chiudere il 2019, si scontravano Amadeus su Raiuno con lo show L’anno che verrà e Federica Panicucci con Capodanno in musica su Canale5 , rispettivamente dalle piazze di Potenza e Bari. La sfida degli ascolti l’ha vinta Ama col 20,4% di share contro la Fede ferma al 19,4%. Ma questo non ha importanza ai fini sociologici. Il punto, invece, è la sistematica, spiazzante audience per spettacoli slabbrati, da vecchio Cantagiro; programmini che, in qualunque altro momento del palinsesto, farebbero meno delle metà dell’ascolto. L’altra sera, a casa, ci riflettevo. I miei marmocchi devastavano il salotto; uno dei convitanti davanti al cotechino discuteva ora della cottura delle lenticchie ora della sua prostata; e il mio spumantino asfittico si apprestava a salutare con uno sbadiglio il nuovo ventennio. E lì occhieggiando dal tinello al countdown pugliese (tra i miei ospiti alcuni baresi erano tesi alla disperata ricerca, tra la folla, di volti amici), be’, ho cercavo di spiegarmi che ci azzeccassero Elettra Lamborghini con la Ruggiero, i ragazzi di Amici con Gigi D’Alessio, Orietta Berti con Rovazzi. Finché, non ricordo se prima o dopo la mezzanotte, mi è apparso Ivan Cattaneo in tutta la sua potenza di fuoco. Gonfio, liftato, indossava una giacca catarifrangente, si muoveva come Jabba The Hut tra ballerini snodati e soffiava nel microfono note già sentite. Era l’ennesima versione techno di Una zebra pois mixata a Tintarella di luna; Cattaneo le porta in giro sin da quando facevo le elementari. Ho rimesso il tappo alla bottiglia e me ne sono andato a letto. Il prossim’anno non mi avranno. Come al solito…


 
 
 
 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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