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Il fuori fuoco di Pdl e Pd

politica

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Cosa preoccupa? Me lo chiedo guardando le facce dei pochi deputati che si aggirano a Montecitorio. Tutti - sostenitori convinti del governo Monti, costretti, timidi o decisi avversari, - sembrano in ansia. Si aggirano spauriti, intimiditi, incerti, confusi. Cosa, al fondo, li preoccupa? Io credo il cambiamento. Confusamente o limpidamente, ma si è capito che nulla sarà come prima. Non è solo che non c'è più B. E' che il governo del presidente - che tra poche ore nascerà, perché la strada è segnata, capricci o rivendicazioni, impuntature o veti, si scioglieranno in fretta – cambierà il gioco degli ultimi vent'anni. Lo schema di prima – berlusconiani contro anti-berlusconiani, bianchi contro neri, squadra A contro squadra B – è finito. Cosa ci sarà al suo posto? Questo è il punto. Nessuno lo sa. E il fatto di non riuscire a rispondere a questa domanda getta tanti nel panico. Un horror vacui che dà ragione a quanti, inascoltati,  avevano provato a dirlo: attenti, perché l'identità non può essere definita da colui al quale mi contrappongo. Mentre negli ultimi vent'anni, nonostante i cambi di nome, tutti i partiti (i due principali soprattutto) hanno scelto di esistere così. In funzione altrui. Del Nemico. Il risultato è che, venuto meno quello, non si sa più chi si è. Non si sa più per cosa e per chi.  E si ha paura che anche la gente lo percepisca. Che l'immagine di se stessi diventi sfocata. Come nel Woody Allen di “Harry a pezzi”. Vi ricordate lo scrittore in crisi, eternamente fuori fuoco? Ecco. I partiti, oggi, soprattutto i due principali, sembrano così. Fuori fuoco. Per troppo tempo si sono accontentati (senza ammetterlo, ovviamente) della tragica definizione di Montale: . Ma nessuno si muove dietro il nulla. Per questo, confusamente o limpidamente, si comincia a capire che serve inventarsi qualcosa. E non ci sarà molto tempo.

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