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«Mio marito è morto di Aids e il calcio l’ha dimenticato per paura»

Raffella Del Rosario, ex moglie di Giuliano Giuliani portiere del Napoli di Maradona, racconta per la prima volta il suo dramma. E spiega perché ha abbandonato una brillante carriera in tv

11 Ottobre 2010

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«Mio marito è morto di Aids e il calcio l’ha dimenticato per paura»
Raffaella Del Rosario è stata una delle prime donne del calcio. L’abbiamo conosciuta in tv a fianco di Maurizio Mosca e l’abbiamo ammirata per anni, prima a “L’Appello del martedì” e poi a “Calciomania” e “Casa Mosca”. Bella, spigliata, brillante, era il lato femminile ed erotico del pallone. Raffaella era per tutti Raffaella Giuliani, perché si era sposata con Giuliano Giuliani (il portiere del Napoli di Maradona), morto nel 1996 a soli 38 anni. Di Aids. Raffaella ora, sempre bella bellissima, a dieci anni dall’addio alla tv (per stare vicino ai figli) è pronta a tornare in video. Si svela. Si confessa. E per la prima volta racconta la terribile malattia e la morte dell’ex marito, lanciando una pesante accusa al mondo del football italiano: «Si sono dimenticati di lui perché l’Aids fa paura».



«Scusi se ho ritardato qualche minuto. Ero dall’estetista».
Beh, potrebbe farne a meno. Nel senso che, per lei, sembra che il tempo non passi mai. Complimenti.
«Grazie, sarà che sono un’ottimista di natura. Sempre positiva, adoro la vita».
Fa molta palestra?
«Zero, niente. Tutta natura, mi piace mangiare e bere. E pensi che sono nonna...».
Davvero?
«Sì. Nonna di Alessia, che Gessica ha avuto cinque mesi fa. È meraviglioso, mi sento mamma per la quarta volta, ma gustandomi solo i vantaggi della maternità».
Quindi ha tre figli? Ci aggiorni un po’ sulla sua vita privata.
«Gessica Giuliani ha 21 anni. Andrea Specchio ha 17 anni. Maria Vittoria Ghirardini ha 11 anni».
Tre padri differenti?
«Due mariti e un convivente. Ma ora mi sono appena separata, pronta a ricominciare tutto da capo».
È innamorata?
«Sì e sto bene».
Aggiornamento professionale. Che fa?
«La mamma. Negli ultimi dieci anni ho scelto la famiglia. Ora, però, mi piacerebbe tornare a lavorare, magari in tv. Non a tempo pieno, ma collaborando».
Le manca il video?
«Mi manca l’ambiente di allora, le trasmissioni con Maurizio Mosca. Temo  che ora la televisione sia molto cambiata».
La gente, quando la riconosce, che le dice?
«Molti mi chiedono che fine ho fatto, perché sono sparita dalla tv. Spiego che ho scelto i miei figli, i sentimenti. Vivo per l’amore, sono sempre stata pronta a lasciare tutto per l’amore».
Ma la tv di adesso le piace?
«Molto. Mi incuriosiscono i reality».
Le hanno mai proposto qualche programma?
«Purtroppo no. Accetterei volentieri, anche “L’Isola dei famosi”. Mi piace mettermi in gioco, non ho paura di nulla».
E il calcio? Lo segue ancora?
«Poco. Ma resto sempre tifosa milanista! Quella rossonera è una passione che ho fin da bambina».
Raffaella, allora facciamo un passo indietro.
«Nasco a Parma il  3 gennaio. L’anno però non me lo chieda, please».
Figlia unica?
«Sì. Quando ho 6 anni la famiglia si trasferisce qui a Bologna, io sono una bambina seria e giudiziosa. E ho le idee chiare: vendo giocattoli usati per comprare i libri di scuola».
Quando l’interesse per il mondo dello spettacolo?
«A 16 anni mi iscrivo a una scuola per indossatrici e poco dopo mi propongono il trasferimento a Milano».
È una ragazza bellissima. Rapporto con il proprio corpo?
«Ottimo. Mai avuto paranoie o complessi, mi sono sempre voluta bene. A Milano entro nel mondo della moda e faccio le prime sfilate per “La Perla”, costumi da bagno».
Ambiente difficile. Soprattutto in quel periodo...
«Sì, mondo non bello e me ne accorgo subito. Sono gli anni in cui ci sono modelle che muoiono per droga. C’è il pericolo anoressia. Ti offrono cocaina o denaro in cambio di notti di sesso e molte amiche ci cascano. Per fortuna non mi faccio fregare. Non bevo alcolici, non uso droghe».
Quanto si guadagna, negli anni Ottanta, a sfilata?
«Cinquecento mila lire e a 18 anni riesco già a comprarmi la prima casa a Milano».
Urca. Poi il passaggio in tv.
«Nel 1985 l’agenzia che cura la mia immagine propone un casting, cercano una ragazza per fare la valletta a Mike Bongiorno. Vengo scelta e inizio a lavorare con lui. Personaggio che si arrabbia, urla. Ma uomo corretto».
Poi?
«Per due anni conduco con Ettore Andenna, su Antenna 3, “La Bustarella”, programma storico di giochi e divertimento. Ci sono i migliori comici esordienti, da Teocoli a Boldi. E capisco che la tv fa per me».
E il calcio?
«Nel 1987, a una cena, conosco Giuliano Giuliani, il portiere del Verona. Colpo di fulmine, amore a prima vista. E vado a vivere subito con lui».
Nella stagione successiva lo vendono al Napoli.
«Fino all’ultimo momento è a un passo dall’Inter, dovrebbe sostituire Zenga. Ma salta tutto e allora andiamo a Napoli. E io inizio a lavorare per la tv “Number One”».
Parliamo di quel Napoli. Inteso come squadra di calcio.
«Gruppo fantastico, si esce a cena insieme, ci si diverte tutte le sere».
Sono gli anni di Maradona.
«Nel 1988 io e Giuliano ci sposiamo e la luna di miele la facciamo con Diego. Si parte per la Polinesia, quindici giorni con Maradona, la moglie Claudia e il suo staff formato da parenti e amici. Dieci persone in tutto».
Vacanza memorabile?
«Pazzesca. Lui balla sempre, giorno e notte. Non dorme mai. Si esibisce con le gonnelline polinesiane, non sta mai fermo, appena può gioca a calcio in spiaggia».
La stagione successiva sarà quella dello scudetto.
«Festeggiamo il tricolore su un traghetto. Il tragitto sul pullman è incredibile, con i tifosi aggrappati ai finestrini per tre ore. Poi la cena, la festa, emozioni irripetibili».
La fine di quel Napoli è stata la fine di Maradona in Italia. Cocaina, caos, polemiche.
«Vuole sapere se ho mai sospettato qualcosa di Diego? No, sinceramente. Anche in vacanza non mi sono mai accorta di nulla. Certo, quel suo essere sempre sovreccitato, pieno di energie, poi mi ha fatto ipotizzare molte cose».
Dopo Napoli, lei e suo marito vi trasferite a Udine. Stagione 1990-91.
«E ci separiamo».
Come mai?
«Beh...».
Non ne vuole parlare?
«Perché ad un certo punto Giuliano mi racconta della sua malattia e soprattutto del suo tradimento. E decido di lasciarlo seppur con grande difficoltà».
Le va di spiegare? Che genere di malattia?
«Sa, lui non ha mai voluto raccontare niente. Non l’ha mai fatto. Nessuno di noi familiari l’ha mai fatto ufficialmente».
Sono passati tanti anni. Si è sempre parlato di Aids...
«Si, forse a distanza di tanto tempo si può fare outing per la prima volta. Anche per chiarezza e informazione. Per aiutare i giovani a non sbagliare. Giuliano è morto di Aids».
Torniamo un passo indietro. A quando lei lo scopre.
«Un inferno. Rabbia, paura. Terrore. Ed esami clinici su esami, che fortunatamente, per me, vanno bene».
Si è sempre sussurrato, nell’ambiente del calcio, che Giuliani si sarebbe ammalato al matrimonio di Maradona, a Buenos Aires.
«Potrebbe essere. Nessuno l’ha mai saputo. Nessuno lo saprà. Sicuramente è stato un contagio sessuale con una donna. La droga non c’entra nulla».
Qualche anno fa lei, in un’intervista, sparò a zero su Napoli, Maradona e Ferlaino.
«Dichiarazioni inventate. Al matrimonio di Diego non ci andai, è vero, perché avevo appena partorito. Non credo, però, che il Napoli e  Maradona siano stati la rovina di Giuliano. Lui ha sbagliato, è stata una sua scelta di vita e ha pagato caramente l’errore, ma l’ambiente che frequentava non c’entra nulla».
Lei in quegli anni è stata vicino a Giuliani fino alla fine. Anche se non eravate più insieme.
«Giuliano era cambiato, aveva riscoperto i veri valori, amava la figlia e viveva per lei. Si era pentito di tutto, tra noi c’era un’amicizia intensa».
È morto il 14 novembre 1996.
«Improvvisamente. La mattina ha portato a scuola Gessica, poi è stato ricoverato e se ne è andato in 24 ore».
Un ultimo ricordo felice?
«Gli ultimi giorni Giuliano, continuamente, ripeteva a me e Gessica che ci voleva bene, che eravamo le due persone più importanti della sua vita».
Il mondo del calcio come ha reagito alla malattia e alla morte di Giuliani?
«Con diffidenza. Paura. Distacco. Tuttora nessuno ricorda più Giuliano, nessuno parla più di lui. Solo perché l’Aids è una malattia scomoda, dà fastidio in un ambiente come quello del pallone. E tutto questo mi ferisce, mi amareggia. Non è giusto».
Raffaella, torniamo a lei. E alla tv. Siamo all’inizio degli anni Novanta.
«Quando mi separo da mio marito torno a Napoli. E intanto lavoro con Maurizio Mosca a “L’Appello del martedì”».
L’indimenticabile ciclone Mosca.
«Persona eccezionale, buono con tutti, disponibile, affettuoso. Quando tornavo a casa, da Milano a Bologna, voleva che gli telefonassi per dirgli che il viaggio era andato bene».
Una puntata da ricordare?
«Un duetto canoro, io e lui uno più stonato dell’altra che cantavamo “Datemi un martello”».
Con Mosca lei condurrà, negli anni, “L’Appello del martedì”, “Calciomania”, “Calcio estate” e poi “Casa Mosca”. Tanti ospiti, molti protagonisti del calcio. Ha ricevuto molte avances?
«Non poche. Calciatori, giornalisti, presidenti... Niente nomi».
Ha ceduto qualche volta?
«Un paio di volte».
Le difficoltà maggiori incontrate nel mondo del calcio?
«I rapporti tra mogli e fidanzate. Difficili, di grandi gelosie e sospetti. Senza motivo».
Curiosità. Cecchi Paone ha parlato di omosessualità tra i calciatori. Esiste?
«Credo di sì, come in ogni ambiente. Ma nessuno lo ammette perché il giocatore solitamente simboleggia il macho».
Raffaella, ultime domande veloci. 1) Conduttori preferiti?
«La vecchia generazione. Corrado, Vianello».
2) Il più simpatico del mondo del calcio?
«Nando De Napoli».
3) Il meno simpatico?
«Non si può dire».
4) Il più bello?
«Bah. Di calciatori veramente belli non ne ho mai conosciuti. A me piacciono i non belli».
5) Rapporto con la religione?
«Buono. Sono credente, anche se poco praticante».
6) Paura della morte?
«Evito di pensarci. Però non mi è simpatica».
7) Rapporto con il sesso?
«Ottimo. Ma deve essere legato all’amore».
8) Ricorda la prima volta?
«A 16 anni con il fidanzatino storico. Molto piacevole».
9) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare?
«Giuliano».
Ultimissima. Raffaella Del Rosario soffre quando...
«La gente mi giudica perché ho avuto tre figli da tre uomini diversi. Come se fossi una superficiale e poco seria. Non lo reggo».

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Commenti all'articolo

  • puccivip

    28 Ottobre 2011 - 23:11

    Vorrei solo dire alla signora Raffaella che non tutti lo hanno dimenticato. Io certamente no. Cosi' come non ho dimenticato gli zii con i quali viveva ad arezzo, soprattutto la la dolcissima zia. E che le sarei molto grata se potese dirmi dove' sepolto Giuliano per portargli un fiore, io non vivevo in Italia quando Giuliano e' mancato e da poco sono tornata in Italia. Ed ancora mi piacerebbe sapere se la zia vive sempre ad Arezzo e potesse gentilmente darmi il suo telefono per un caro dolce saluto. Ringrazio moltissimo. Pucci- la mia mail:[email protected]

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  • dogslandia

    16 Ottobre 2010 - 17:05

    Un grande uomo si dovrebbe ricordare sia nella vita che nella morte....giuliano un idolo di un intero popolo quando giocava.....dimenticato nel trapasso nella vita eterna.....io dico solo una cosa evitate di lasciare commenti che feriscono, nei cuori dei propri famiglairi giuliano è ancora vivo ed amato. Ciao grande portierone

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  • lorenzun

    16 Ottobre 2010 - 08:08

    Le parole della signora fanno riflettere, conduono ad una constatazione amara ma sincera: si parla tanto di umanità, in tutte le sedi, anche quelle non deputate a ciò per mestiere, però alla fine risulta essere un sostantivo che si coniuga spesso per dimostrare a noi stessi una bontà che il più delle volte non è concreta.

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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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