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Riccione, la villa di Benito Mussolini venduta dalla banca in crisi: vale 1 milione

Andrea Tempestini
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No, non stanno pensando di abbatterla, come forse sarebbe piaciuto alla Boldrini e già in passato hanno avuto intenzione di fare. Ma stanno maturando l'intenzione di venderla. Villa Mussolini a Riccione, la casa di vacanze estive del Duce nonché luogo simbolo attorno al quale si è costruito l'immaginario collettivo della villeggiatura italiana negli anni Trenta, rientra nel patrimonio immobiliare che la Fondazione Carim (Cassa di Risparmio Rimini), proprietaria della struttura, intende mettere sul mercato - come fa sapere Il Resto del Carlino - per recuperare risorse economiche in un momento delicato. La villa, edificata nel 1890 e acquistata nel 1934 dalla famiglia Mussolini (Donna Rachele ne era innamorata) alla cifra di 163mila lire, nel 1997 è stata comprata dalla Carim e data in comodato d'uso gratuito al Comune di Riccione, che poi ha provveduto a realizzare alcuni interventi di restauro e a riaprirla nel 2005, adibendola a sede per esposizioni, spettacoli e incontri culturali. Proprio il Comune, che gode del comodato fino al 2035 ed è già proprietario del giardino della villa, sarebbe ora l'acquirente più accreditato, anche perché la struttura è un bene tutelato dalla Soprintendenza, con vincoli previsti per legge, per cui l'utilizzo dei suoi spazi deve restare finalizzato a scopi pubblici di natura artistico-culturale. VALORE ENORME Il valore immobiliare dell'edificio è difficilmente quantificabile. Si tratta, in ogni caso, di una cifra parecchio superiore al milione di euro, considerate, come ci dicono sia dal Comune di Riccione che dalla Fondazione, «la bellezza, la storia e la posizione della villa a due passi dal mare». La sua possibile vendita, alla pari di quella di altri gioielli come Villa Mattioli a Vergiano e Palazzo Buonadrata a Rimini, viene così spiegata dalla presidente della Fondazione Carim, Linda Gemmani: «Stiamo lavorando per dismettere alcuni immobili e accantonare le risorse necessarie per gli anni a venire». La Fondazione vive infatti un momento di passaggio legato all'acquisizione, che dovrebbe compiersi entro la fine di quest'anno, della Banca Carim da parte dei francesi di Crédit Agricole Cariparma. In passato la Fondazione, che finora ha goduto del 51% degli utili della banca, ha stanziato fino a 5 milioni annui di investimenti socio-culturali sul territorio, progressivamente ridottisi negli ultimi anni per via della crisi dell'istituto creditizio: le risorse investite sono divenute 1,9 milioni nel 2015 e poi ancora 225mila euro per il 2018. Con il passaggio della Carim ai francesi, la percentuale di utili di cui potrà godere la Fondazione e dunque il territorio riminese si ridurrà al 2,5%. Da qui l'urgenza di reperire risorse alternative, mettendo in vendita pezzi del patrimonio immobiliare. In un certo senso, dunque, la crisi nostrana delle banche si può considerare causa dell'impossibilità di custodire, da parte di enti privati come le Fondazioni, testimonianze preziosissime del nostro passato. E implica la necessità che altri soggetti se ne facciano carico: enti pubblici come i Comuni, che tuttavia si trovano davanti all'urgenza di investire somme di denaro importanti, a fronte delle loro casse semi-vuote; oppure altri soggetti privati. Ma qui il rischio è che opere architettoniche italiane, che raccontano parti della nostra storia e hanno un valore simbolico oltre che estetico, diventino proprietà di magnati esteri. Certo, resta il vincolo sulle finalità di utilizzo, per cui Villa Mussolini, per intendersi, non potrà mai trasformarsi in una discoteca o in un hotel. Ma sarebbe curioso se la struttura finisse, ad esempio, nelle mani di un miliardario indiano o di uno sceicco arabo. O, perché no, di una banca straniera, magari francese. INCUBO STRANIERI Per questo ci troviamo a tifare affinché la Fondazione Carim cambi idea, vendendo un bene di minor valore storico, o reperendo risorse alternative per non mettere sul mercato parti del suo patrimonio. Oppure, se proprio la vendita dovrà compiersi, la speranza è che a farsi carico dell'acquisto sia appunto il Comune, e la villa resti di proprietà italiana. Non perché Riccione rimanga «terra d'eroi, fascistissima sin dalla nascita», come voleva il Duce. Ma perché almeno confermi la sua fama di essere «una delle più belle e frequentate spiagge italiane e particolarmente cara agli italiani», come recitava un filmato dell'Istituto Luce del 1937. di Gianluca Veneziani

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