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Mikaela Neaze Silva: "Mi sento italiana ma non ho la cittadinanza. Bisogna manifestare per lo ius soli"

Zaccardi Michele
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Si definisce "finta bianca e finta nera" la velina bionda di Striscia la Notizia, Mikaela Neaze Silva, 23 anni, padre dell'Angola e madre afghana. Finita sotto l'attenzione dei media per gli insulti razzisti ricevuti quando è stata scelta come soubrette del programma di Mediaset. Ma lei non ci fa caso e guarda avanti. "All'estero mi dichiaro italiana". Passaporto angolano, nata a Mosca, una passione per i diritti civili e le lotte degli afroamericani negli anni '60 negli Stati Uniti. "Per la battaglia dello ius soli servirebbe una bella manifestazione di piazza" dice intervistata da La Repubblica. "Lo sciopero della fame? Un atto di coraggio, certo. Ma io scenderei in piazza". Parla del suo passato, di quando è arrivata in Italia nel 2000, a Genova a sei anni, e degli episodi di intolleranza che ha subito. "Peccato per gli insulti" dice. "Perché ero 'negra'. Ma i miei compagni di classe evidentemente avevano assorbito una cultura diversa dalla mia, più aggressiva verso il diverso". E poi la maestra, che nel presentarla alla classe aveva detto "bambini, arriverà una nuova compagna, è russa". Poi quando è entrata in aula "un ragazzino schifato mi ha detto: tu non sei russa, i russi non sono di colore, tu dici le bugie". Si dice favorevole allo Ius culturae perché "un bambino, cresciuto in Italia, ha assorbito la cultura italiana. Ed è giusto che gli venga riconosciuta la cittadinanza". Non resta che affidare alle veline la decisione sulle leggi da approvare in Italia. "Molti (italiani, ndr) non sanno affrontare una società multietnica, che è già nelle cose". Immancabile il caveat finale: "L'ignoranza porta alla violenza, ai commenti razzisti sui social. A quelli che parlano di razza ariana, 72 anni dopo la fine del nazismo". 

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