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Il testamento di Dalla non c'èHanno fregato il fidanzato

Non è stato trovato alcuno scritto, così i beni andranno ai cugini

Nicoletta Orlandi Posti
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L'esito dell'inventario condotto dal commercialista Massimo Gambini sui beni di Lucio Dalla - il cantautore bolognese scomparso improvvisamente il primo marzo scorso - non ha portato al ritrovamento di alcuno scritto del cantante  riguardante la sua eredità. I suoi beni secondo la legge andranno ai parenti, ovvero i suoi cinque cugini. Nulla spetta dunque a Marco Alemanno, l'uomo che aveva condiviso con Dalla gli ultimi 10 anni di vita e di lavoro nell'arte. Gli eredi, se vorranno, potranno realizzare la Fondazione Lucio Dalla.   Il patrimonio, ricchissimo, del cantautore conta l'appartamento di 2.000 metri quadrati su tre piani in via D'Azeglio a Bologna in cui Dalla viveva con Alemanno, la villa della isole Tremiti, le case di Milo, sull'Etna, e Pesaro, quadri di valore (tra gli altri di Aspertini, Ontani, Paladino), e anche la barca di 22 metri oltre ai diritti d'autore e alle due società di produzione - la Assistime spa e la Pressing Line srl - di cui il cantautore era socio. Venti giorni fa Alemanno sul Corriere si era lamentato: «I parenti fanno finta che io non esista, negano l'evidenza, da due mesi non ho più contatti diretti e mi hanno tolto le chiavi di casa».

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