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L'azzurro esodato (dalla Rai) e cacciato dal Pdl fa la vittima ma in realtà flirtava con Fini

Il senatore fuori dalla vigilanza: aveva un accordo con Fli e Udc

Andrea Tempestini
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Si dice «amareggiato», non tanto per gli attacchi  personali, quanto per «la sostanza della vicenza politica, che ha offeso la dignità del mio ruolo di senatore». Già perché Paolo Amato senatore dissidente del Pdl, sostituito in vigilanza Rai da Pasquale Viespoli di Coesione nazionale, quel voto in libertà lo rivendica eccome. «Ho fatto solo una scelta in dissenso dal mio gruppo, una scelta difficile e tormentata», dice Amato, «seppur “nominato”, ho agito da soggetto libero e indipendente. Non ci sono stati complotti o intrighi». Ora, sui complotti e sugli intrighi lasciamo ad altri il compito di esercitarsi. Non è materia che di appassiona. Ma sul voto libero e indipendente, qualche dubbio lo abbiamo. Per conoscenza diretta. Partiamo da un flashback. Assemblea di Futuro e Libertà a Pietransanta,  nel cuore della Toscana che guarda a destra. Il leader, Gianfranco Fini, lancia il partito verso le amministrative e in platea c'è anche Paolo Amato: «Mi interessa molto cosa sta facendo Fli». Un  interesse connesso anche alla presenza nelle fila dei futuristi di Angelo Pollina, ex consigliere regionale di Forza Italia prima e Pdl poi. I due hanno in comune un denominatore molto forte: entrambi sono stati delfini di Denis Verdini in Toscana. E ora ne sono i più acerrimi nemici. Davvero dietro la scelta di  votare Flavia Piccoli Nardelli  e non Angelo Pilati, come indicato dal partito,  c'è un gesto di  autonomia e libertà e non un segnale a Fli, se non addirittura all'Udc? Davvero Amato è stufo delle troppe scelte sbagliate fatte dal Pdl e tutto questo fastidio si riversa in un voto in commissione di Vigilanza sulla Rai? Possibile, ma altrettanto verosimile il suo esatto contrario. Perché Fli, senza la nomina della Piccoli Nardelli, non ha più nessuna testa di ponte in cda, e dunque nessun margine di manovra sulla scelta dei direttori di testata e rete, mentre Casini sì. Ecco, e se alla fine il senatore Amato  il favore vero lo avesse fatto a  Casini e non a Fini? A dar corpo ai rumors fiorentini c'è chi vede già “Paolino” fra le braccia del leader dell'Udc, magari a partire dalle prossime elezioni politiche per attestarsi sulle rive dell'Arno in vista delle amministrative, quando Matteo Renzi dovrà decidere cosa fare da grande. Certo, sino a quel momento Amato «non lascerà il Pdl», dicono alcuni suoi compagni di partito, di quelli che lo conoscono bene, «come non lo farà Beppe Pisanu. Paolo ha troppa voglia di continuare a dar battaglia a Verdini sul suo terreno. Poi si vedrà». Ed è proprio dietro «quel si vedrà» che si va a collocare il voto in libertà in commissione di Vigilanza. Che Amato, ora, può capitalizzare. Magari per tornare a chiedere a Berlusconi un po' di chiarezza, e di pulizia, nel partito. Soprattutto in periferia, Firenze compresa. di Enrico Paoli

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