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Vittorio Feltri dalla parte dei carcerati: "Amnistia per farli uscire, uomini tutti uguali"

Vittorio Feltri

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Sulle schifosissime galere italiane si è già espresso magistralmente ieri il nostro eccellente Filippo Facci. Devo solo aggiungere una chiosa, che riguarda la necessità, in un periodo come l'attuale, di approvare d'urgenza una amnistia che consenta ai detenuti colpevoli di reati minori di uscire dalla cella, dopo aver scontato una parte della pena, allo scopo di restituire alle prigioni l'opportunità di essere vivibili, luoghi civili dove si toglie la libertà a chi ha sbagliato, ma non anche la dignità. Si sa che i reclusi conducono una esistenza da cani, stipati in quattro o cinque di essi in locali minuscoli, costretti a una vicinanza l'uno con l'altro intollerabile la quale potenzia il rischio, nella presente congiuntura, di contagiarsi.

Mi riferisco al virus che sta paralizzando l'Italia. È assurdo pensare che ogni cittadino debba essere protetto dalla infezione tranne coloro i quali sono ingabbiati. Le disposizioni del governo sono chiare: evitare assembramenti, la gente si guardi dall'ammucchiarsi in piccole stanze in cui Corona sia agevolmente in grado di colpire i presenti. Va da sé che certe regole, se valgono per tutti noi, debbano essere rispettate pure nelle case circondariali. Se gli uomini sono tutti uguali, è inammissibile che quelli blindati dietro le sbarre siano considerati difformi. In questa fase è giusto preoccuparsi della salute pubblica, di chiunque, quindi anche dei galeotti.

Un Paese che si riveli incapace di tutelare l'integrità fisica dei prigionieri, andrebbe catalogato tra quelli barbarici. Le proteste scoppiate lunedì a San Vittore, a Poggioreale, a Foggia nonché in altri penitenziari sono moralmente legittime, vanno comprese e soprattutto sedate nell'unico modo efficace: restituendo ai segregati una vita che non preveda torture e venga salvaguardata da malattie gravi che potrebbero espandersi da soggetto a soggetto alla velocità del suono. Abbiamo accennato all'amnistia, a cui un tempo si ricorreva spesso per risolvere il problema del sovraffollamento delle strutture carcerarie, mai seriamente affrontato con mezzi idonei. Tanto è vero che esse ancora oggi sono inadeguate poiché mai nessuno è intervenuto in forma decisiva. Cosicché appare evidente che ora quanto allora sia indispensabile ricorrere alla cancellazione di alcuni reati allo scopo di alleggerire i reclusori e renderli compatibili con l'esigenza di ospitarvi degli esseri umani.


È acclarato che il ministro Bonafede e altri politici forcaioli siano contrari a liberare quelli che si definiscono comunemente criminali, tuttavia facciamo notare loro che i casi sono due: o si spicciano a costruire nuove carceri adatte ad accogliere tutti con un minimo di decenza, oppure non c'è altra via che mettere fuori gli individui meno pericolosi. Tertium non datur.

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