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Vittorio Feltri cancella il Primo Maggio: "Cosa c'è da festeggiare? Il lavoro è stato ucciso"

 Vittorio Feltri

Vittorio Feltri
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La nostra Costituzione recita che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro. È un' opinione e non una certezza, visto che oggi trionfa la disoccupazione per motivi anche sanitari. Infatti l'Italia è annichilita, ogni sua attività economica è paralizzata, una moltitudine di persone è praticamente alla fame, non riceve una paga né può giovarsi di sussidi poiché lo Stato non ha solidi ma solo debiti. Non si sa ancora quando sarà lecito ricominciare ad aprire fabbriche ed esercizi commerciali vari. Insomma, presentemente la cosa che scarseggia di più nel Paese è proprio il lavoro, a cui pochi hanno l' opportunità di dedicarsi per mantenere se stessi e la famiglia. Non potrebbe essere diversamente in questo momento di chiusura totale o quasi di qualsiasi impresa.

Sorge allora spontaneo chiedersi che senso abbia solennizzare il Primo Maggio quale giornata adatta per celebrare il lavoro che non c' è e difficilmente ci sarà nei prossimi mesi, forse anni. Sembra una presa in giro. È qualcosa di indecente seguitare a inneggiare a operai e impiegati quando costoro sono alla canna del gas e non hanno di che sfamarsi.

 

 

In passato, in circostanze simili, il popolo scendeva in piazza, più per abitudine che per convinzione, e organizzava manifestazioni al fine di affermare che la manodopera è (era) la colonna portante della Patria. Ciò aveva una logica, seppur sbiadita, tuttavia ora che siamo tutti obbligati a stare sbarrati in casa, evitando di svolgere qualsivoglia mestiere, dare il via a sfilate contrassegnate da bandiere rosse assume un significato sfottitorio del quale si farebbe volentieri a meno. Quello di oggi sarà dunque un rito morto, inutile, che gli stessi lavoratori considereranno alla stregua di una messa funebre, al centro della quale non ci sarà la voglia di fare e di creare, bensì una salma gelida.
Sarebbe stato opportuno cancellare questa festa per il semplice fatto che non c' è nulla da festeggiare. Tra l' altro mi risulta che, in base alle decisioni governative, non sia lecito riversarsi nelle strade per dare vita a una dimostrazione pubblica, pertanto non si comprende per quale ragione sia giusto non rinunciare alla pagliacciata del Primo Maggio almeno quest' anno, dato che il lavoro è stato ed è umiliato e probabilmente ucciso mentre il virus miete ancora vittime.

Non vi è dubbio che speriamo tutti in una resurrezione imminente, tanto più che da Pomezia giunge la notizia rassicurante che è stato approntato un vaccino in grado di sconfiggere il Covid maledetto. Eppure la prudenza ci impone di pazientare: se sono rose fioriranno, altrimenti saranno altri guai che vorremmo risparmiarci. Abbiamo già sopportato tanto, troppo, abbastanza. Quanto ai discorsi bisettimanali e torrentizi di Giuseppe Conte, diciamo soltanto che servono a farci intendere che lui, il premier, capisce meno di tutti noi.

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