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Vittorio Feltri, la differenza tra le piazze rosse e quella di Meloni e Salvini: "Perché detesto il comunismo"

Vittorio Feltri
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Le manifestazioni di piazza non mi sono mai piaciute. Quando ero poco più che un ragazzo a Bergamo, città democristiana, partecipai a una sfilata del primo maggio. Indossavo un abito blu e nell'occhiello della giacca avevo infilato un fiore rosso, per far capire a tutti che ero di sinistra. Lo ero davvero. Se non che un omone sgraziato mi si avvicinò e mi apostrofò: senti Ciccio, questa è la festa dei lavoratori, non dei figli di papà. Gli risposi senza esitare: io il papà nemmeno ce l'ho perché è morto quando ero un bambino, se mi insulti gratis si vede che tu sei un figlio, non di papà, ma di puttana. Il tipo rimase di stucco, poi disse: sei tu che offendi me. E io ti prendo a schiaffi. La mia replica fu secca: e io te li restituisco, così restiamo in pareggio. Il personaggio scoppiò a ridere. Mi chiese: sei comunista? Replicai senza astio: sono socialista, Lombardiano, ti secca? Lui, continuando a ridere aggiunse: allora sei un compagno. Io di rimando: pensavi che fossi qui a fare compagnia a te, coglione. Sciolto il corteo in piazza Vittorio Veneto, andammo insieme al bar Savoia a bere l'aperitivo e fraternizzammo. Strada facendo egli dichiarò: si vede che hai studiato, hai la lingua affilata. Ero in imbarazzo, aggiunsi solo che studiare senza capire non serve a un cazzo, meglio lavorare, insegna di più. Ogni tanto lo incontravo sul Sentierone, lo struscio di Bergamo, e per me era un piacere. Due anni fa appresi che era morto di cancro. Provai un dolore immenso uguale a quello che ora mi lacera il petto ricordandomi di questo operaio che si ruppe la schiena per mantenere il figlio all'università, ora ingegnere.

 

 

 

 

Ho raccontato questa storia per un motivo semplice: non ho odiato mai i comunisti, ma ho detestato il comunismo per la sua supponenza ideologica, quasi fosse una religione autorizzata ad allontanare con disprezzo gli eretici. La sinistra ha perso per fortuna i propri connotati bolscevici e me ne rallegro. Tuttavia ha mantenuto il vizio di considerare indegni coloro che progressisti non sono, preferendo altre correnti politiche, per esempio quella della Meloni, Fratelli d'Italia, e quella di Salvini, Lega. Ieri in vari luoghi del Paese si sono registrati raduni in varie piazze. Ebbene quelle tinte di rosso sono state valutate opportune, addirittura da applaudire, mentre quelle della destra sono state liquidate quali schifezze censurabili. Perché? Perché sì. Non c'è discussione. Gli eredi di Stalin e di Togliatti sono esseri superiori e sono autorizzati a organizzare manifestazioni pubbliche, ovviamente legittime e meritevoli di applausi, mentre chiunque altro si raduni in piazza è da vituperare. La democrazia non deve distinguere tra buoni e cattivi, è obbligata, per essere tale, a tollerare chiunque non ne rifiuti i principi. Il 2 giugno è la festa della Repubblica che sconfisse la monarchia anche con i voti dei repubblichini di Salò, tanto per essere chiari. Già il fascismo, pur deprecabile, era repubblicano. Sappiatelo.

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