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Renato Farina: "La Camorra è il cancro d'Italia ma tutti infangano la Lombardia"

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E il cancro d'Italia sarebbe la Lombardia? Da cui difendersi con filtri e passaporti sanitari, intimando minacce ai lombardi e a chi li rappresenta? Questi sguazzano nella camorra fino alle ginocchia, e invece di bonificare la loro palude che inquina il mondo, si permettono di tirar sassi alla Madonnina? Ieri a Napoli è stata per l'appunto sgominata una rete di camorra, 59 persone sono state arrestate. Le accuse: associazione mafiosa, concorso esterno, corruzione elettorale, estorsione e turbata libertà degli incanti. In pratica erano i padroni di un comune, Sant' Antimo. Ci sono di mezzo anche attentati dinamitardi. Il clan Puca si era comprato un sacco di voti. Ma la lista prediletta perse ugualmente. Dopo di che, invece di aspettare cinque anni, si proposero di costringere i vincitori a dimettersi con i modi tipici di queste brave persone: il fuoco. Ci sono di mezzo anche politici - i fratelli Cesaro, di cui uno senatore di Forza Italia - ed esponenti delle forze dell'ordine - due carabinieri sarebbero stati a libro paga dei clan. 

 

PESTE MORALE
Ovvio: le misure sono "cautelari", preventive cioè. Siamo noiosi, togliamo pathos alla faccenda, ma bisogna ridirlo: per stabilire la colpevolezza dei soggetti non basta un mandato di cattura, e vale la presunzione d'innocenza, non c'è eccezione a questa regola. Registriamo la notizia, e con risalto, perché ci sembra parecchio simbolica dello stato della nazione e di dove siano i bubboni e dove abiti la radice purulenta della nostra peste morale: in Campania, al Sud. Questa retata sarà certo trascurata. L'abitudine ci ha indotti a ritenere la criminalità organizzata un tratto folkloristico e persino cinematograficamente trendy, uno starnuto endemico. Che sarà mai. In fondo è tutto fatturato: vuoi per la malavita, vuoi per chi narrandola la trasforma in mito. Senza risalto mediatico era stato pure il blitz natalizio ordinato da Nicola Gratteri contro la 'ndrangheta, con 330 carcerazioni in Calabria e dovunque. Anche in Lombardia, ovvio: non sono scemi i mafiosi, investono dove il business gira, e, grazie a comunità di migranti per la grande maggioranza perbene, ci si può mescolare inserendosi nel tessuto economico sano, inquinandolo. A proposito. Tutti zitti sulla volontà dei colleghi di azzerare Gratteri, come risulta dalle intercettazioni di Palamara, dove il procuratore di Catanzaro era gratificato da titoli come «folle, persona da fermare»: per molto meno se lo avesse detto un qualsiasi politico di centro destra all'indirizzo di un qualunque magistrato antimafia sarebbe stato impalato. Torniamo al Nord. Il giornale unico nazionale - tivù + stampa + social - insiste. 

Ancora ieri ha infilato nella sua macina di carne umana la Lombardia. È questa regione, con i suoi dieci milioni e passa di abitanti, e i suoi 16.300 morti da Covid la cui catasta non ha meritato la visita del capo dello Stato, a essere ancora sotto attacco. Non bisogna essere ingenui. L'attacco mediatico e politico, seguito subito da quello giudiziario (fascicolo senza ipotesi di reato e senza nomi di indagati, ma fa brodo anche la zampa della gallina) ad Attilio Fontana, è sì contro un singolo, maoisticamente però serve a educare tutti i lombardi. Avvocato integerrimo e capace, è da mesi assaltato, vivisezionato, appeso con Wanted sulle prime pagine perché è il governatore di questo strano mondo superiore (in latitudine, reddito, sanità, amministrazione pubblica, produttività, occupazione) che l'idiozia italica dominante, nel momento della sua debolezza nella catastrofe da virus, vuole sottomettere al neo-statalismo giallorosso. La Lombardia come modello economico, morale e politico era (ed è) un'alternativa radicale allo status quo. 

 

CORTINA DI FERRO
Oplà. Moralmente essa è stata con manovra a tenaglia stritolata come fosse il cancro del Paese. La donazione da parte di un'azienda di attrezzi sanitari è diventata il pretesto inverosimile per provare a trasformare l'oro in sterco. Ed ecco la nostra idea. La Lombardia vi fa così schifo? Fatecela, una bella cortina di ferro intorno. Isolateci sul serio. Anzi, giacché è un'idea del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, eseguite il suo proposito che aveva manifestato come una minaccia per non indurre i lombardi untori in tentazione, mica che cerchino di andare ad Ischia o a Pozzuoli trasferendovi il virus. De Luca è troppo simpatico per essere criticato. Feltri lo ripete sempre. D'accordo. Assecondiamolo. Un bel muro per difendere il festoso popolo campano dall'infezione nordista, dovuta - come ha scritto seriamente Angelo Forgione, autore immortale di "Napoli, capitale morale" - al vizio del lavoro esagerato. Questa è stata l'idea dell'ex sindaco di Salerno (Pd). Separare i campani dal contagio dei lombardi. Non è che gli è mancata la volontà politica, crediamo, di imitare l'amato Xi Jinping e innalzare la Grande Muraglia di tipo cinese. Ma dove trovava i muratori napoletani disponibili a tirarlo su, con 'sto virus e 'sto caldo? Per costruirlo avrebbe dovuto attingere ai carpentieri e pavimentisti delle valli bergamasche. Tranquillo, Enzino, vengono e pure gratis. Insieme alle maestranze friulane che hanno rimesso a posto il Friuli in tre anni dopo che era stato raso al suolo, ci mettono un mesetto. 

Importante però è anche fissare la reciprocità del provvedimento. I lombardi e il Sud non vengono da voi, ma per favore potete badare ai vostri terroni? Non è un linguaggio nostro, ma una citazione. È di Luigi De Magistris, che fu il primo a evocare il passaggio dal confinamento al muro. L'idea, O' Sindaco partenopeo la buttò sulla faccia dell'omologo milanese Beppe Sala, in un dialogo animato da forte solidarietà verso le sofferenze dei lombardi: «Se fosse stata Napoli e non Milano epicentro della pandemia, alzavate il muro sparando ai terroni!». Oh come godeva De Magistris a trattare i milanesi come razzisti, che voglia di tirar su una parete di cemento armato per fargliela ai lombardi e blindarli in un lazzaretto come contrappasso. Fatelo, dài. Ma per favore, potete bloccare "le batterie di rapinatori" che salgono da Napoli a Milano, Varese, Segrate per rapine volanti e poi ritornano giù a tarantellarsi il bottino? Trascrivo da un ritaglio del settembre scorso: «"Ha appena parcheggiato una persona con un orologio interessante al polso". Bastava un avvistamento comunicato via cellulare per mobilitare la banda di rapinatori in trasferta, a Milano dal Napoletano. I sei componenti puntavano ai Rolex». L'ultimo caso ieri. Hanno arrestato sette napoletani, specialisti di rapine in trasferta. Si erano fermati a Bologna stavolta, perché - come dice De Luca - Milano è pericolosa. Bisogna dire però che i sette portavano correttamente, da tradizione, la mascherina. E dunque De Luca può risparmiare sul lanciafiamme. 

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