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Vittorio Feltri, botta di vita contro il coronavirus: "Via la mascherina del menga, ci siamo rotti i tamponi"

Vittorio Feltri
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Mentre le istituzioni perdono di vista la realtà e si smarriscono in chiacchiere vacue, per esempio quelle degli Stati Generali che hanno partorito il classico topolino, gli italiani hanno ricominciato a vivere a modo loro. Fuggono al mare, fottendosene delle raccomandazioni dei sanitari, non ne possono più di tante restrizioni, come si imbattono in un virologo menagramo in tv cambiano canale. Mi aspettavo che succedesse tutto questo dopo quattro mesi di clausura collettiva, durante i quali i cittadini sono stati obbligati a non lavorare, a non uscire di casa, a campare segregati quali canarini in gabbia, con l'aggravante di dover sopportare coniugi e figli petulanti costretti a fingere di studiare al computer. Ovvio che con l'esplosione dell'estate la massa scenda in strada a fare casino, prenda l'automobile e scappi dove le capita, al lago, in montagna, o anche solo a fare un giro in città.

 

 

 

 

Non serve molto per capire che gli uomini e le donne, essendo animali sociali, desiderino frequentare i propri simili. Io, per esempio, che sono solitario quanto un anacoreta, ieri mattina sono salito con mia moglie in macchina e mi sono recato in un bar del centro. Ci siamo seduti a un tavolino esterno al locale, sotto un bel sole rigenerante, e ci siamo bevuti un fresco aperitivo, abbiamo cioè fatto la cosa più comune, se non scema, che in quel momento fosse alla nostra portata. Finalmente ci siamo rilassati strappandoci via quelle mascherine del menga, buone solo a toglierti il respiro. C'era traffico a Milano e ho compreso che il popolo è mosso da un senso di ribellione, non intende più saperne del Covid-19, si è rotto i tamponi e, piuttosto che morire di inedia e di noia, predilige la sorte.

Non ho fatto verifiche sociologiche per addivenire a questa conclusione, mi è stato sufficiente guardare in faccia la gente che ha ritrovato una espressione non dico felice però almeno di sollievo. Perdio, lasciateci in pace, basta con gli elenchi dei trapassati, dei positivi, dei ricoverati. Mi domando se abbiate notato anche voi: ormai le statistiche della iella non interessano più a nessuno. Come compare sul video un infettivologo ti coglie la smania di sparare per spegnere all'istante l'apparecchio. Ci hanno dannato l'anima pure gli economisti della domenica che raccontano che il Paese è in coma, in bolletta marcia, sul punto di fallire.

A parte il fatto incontestabile che i risparmi privati dei connazionali aumentano a vista d'occhio, e che i poveri sono sempre esistiti e sempre esisteranno, non si registrano decessi per inedia. Certamente non mancano le difficoltà. Tuttavia, in dieci giorni o poco più l'Italia ha ripreso a camminare e tra poco si rimetterà a correre non grazie alla politica, bensì nonostante la politica. I compatrioti si impegnano, riaprono le loro attività, velocemente tornano ai ritmi lavorativi dello scorso anno, e non trascorrerà molto tempo prima che si pareggino i conti. Ma sì, permettete che ciascuno di noi vada in spiaggia o dove gli garba. Una boccata d'aria pura ci salva dal tedio, parente stretto del virus.

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