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Piacenza, la caserma degli orrori? "Mele marce, nessuno si azzardi a infamare i Carabinieri"

Francesco Specchia
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Sembra la sceneggiatura di Gomorra, o di uno di quei film sulla polizia irredenta di Martin Scorsese dove la legge è un luogo comune e la sua violazione un'antica liturgia. Dalla notizia dei carabinieri arrestati a Piacenza trapela un'umanità che poco ha d'umano. C'è un groviglio di crimini - pestaggio, tortura, sequestri, peculato, traffico di droga - che mandano in tumulto il cuore delle istituzioni. C'è tutt' una stazione di Carabinieri che trasuda corruzione. C'è la foto, emblematica, di un uomo a terra, scalzo, suonato come un tamburo, quasi annegato nel suo sangue: forse uno spacciatore che non s' era voluto adeguare al sistema dei boss con le stellette.

 

C'è perfino un appuntato, di solito la figura più tenera dell'Arma, che si rivela pusher di primo livello con un alto senso dello spaccio. E ci sono frasi intercettate che delineano una criminalità antica e un modus operandi che nulla ha di lecito: «Ho fatto un'associazione a delinquere ragazzi, in poche parole abbiamo fatto una piramide. Noi siamo irraggiungibili». Ora, se il disonore sta macchiando l'Arma in queste ore, la risposta della magistratura è stata durissima. Ma, ovviamente, i social vomitano tutta la loro rabbia. Riemergono i fetori del caso Cucchi e della banda della Uno Bianca; si rilanciano le accuse dei processi Aldrovandi, Magherini, Uva per dimostrare la vocazione alla violenza delle forze dell'ordine. Vista così, la rabbia di popolo può apparire comprensibile. Perché se ti tradiscono i carabinieri, significa che l'impossibile può essere vero. Epperò è vero il contrario.

 

L'Arma ha subito provveduto a isolare gli infetti, innescando il suo sistema immunitario; gli stessi carabinieri si sono messi sulla linea della magistratura che ha portato, con questa raffica di arresti, a un «atto di giustizia» verso chi 28 anni fa, in via D'Amelio a Palermo, perse la vita nell'attentato in cui morirono Borsellino e la sua scorta, «servitori dello Stato di tutt' altro spessore rispetto agli odierni indagati». Perché non c'è neppure bisogno di mostrare agl'italiani la divisa stirata sui propri doveri e sull'orgoglio invincibile dei Carabinieri. Gli alamari veri - diceva Dalla Chiesa - rimangono quelli cuciti sulla pelle. Nessuno tocchi i caramba. Non oso pensare a cosa accadrà agli orchi introdotti alle gioie del carcere, un posto dove la violazione del codice colpisce soprattutto gli sbirri che tradiscono se stessi.

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