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Coronavirus, la Lombardia apre gli ospedali alla Campania: una lezione a Vincenzo De Luca dopo mesi di sfottò

Renato Farina
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La recrudescenza della pandemia in questo mese d'ottobre colpisce specialmente la Campania e il Lazio. Specie nella Regione governata da Enzo De Luca il caso è tremendamente serio. Alle 18 di ieri il bollettino non perdona. Commenta il mattino.it: «Il mese di ottobre è cominciato dunque con una clamorosa fiammata del virus: 2.422 tamponi positivi in sei giorni». Con una progressione tale da lasciar prevedere che in tempi brevi - salvo sperabili intenerimenti del virus - mancheranno letti per la terapia intensiva o sub intensiva. Dinanzi a questa emergenza incombente a Sud del Garigliano, la Regione Lombardia non ha atteso un giorno di più. Il governatore Attilio Fontana ha messo a disposizione l'ospedale della Fiera di Milano, allestito a tempo di record mentre infuriava il Covid al Nord.

Questa struttura intitolata a due santi taumaturghi (il frate della bassa pavese Riccardo Pampuri e il monaco libanese Charbel Makhluf) è stata messa su anche con il contributo milionario dei lettori di Libero, e per questo ne diamo conto con soddisfazione. Non ci meraviglia questa solidarietà fattiva. Ci pare una bella maniera per sanare le ferite che allora inflissero - non solo agli amministratori ma all'intero popolo nordico - quei leader sudisti che speriamo non facciano adesso di tutto per fingersi autosufficienti, a discapito dei loro compaesani malati, per stupide ragioni di orgoglio e di permalosità. Tranquilli, da queste parti non ci si aspetta gratitudine. E - come dimostrano l'offerta di ospedale chiavi in mano e medici in trincea - non si porta rancore. Non ci va di imitare le sindromi vagamente sciacallesche di chi affilò i dentini aguzzi contro bergamaschi e brianzoli, immaginando che se fosse stato il Sud ad essere travolto dal cataclisma del Corona, avremmo trasformato il Mezzogiorno in un unico campo di concentramento.

 

 

Scusate, è antipatico scriverlo, ma siamo antipatici di natura. Ci tocca ricordare il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che aveva tratteggiato l'anima lombarda imparentandola con le SS: «Se Napoli o qualche altra zona del Sud - e non Milano e la Lombardia - fosse stata l'epicentro dell'epidemia avrebbero costruito un muro, schierato l'esercito e fatto fuoco ai terroni». Accanto a casi di solidarietà autentica, che nelle nostre genti di qualunque latitudine italica non manca mai, assistemmo a decisioni politiche razzistiche: a Ischia e nel Molise ai lombardi venne moralmente appiccicata l'insegna di lebbrosi, con il divieto di accedere in quei territori. I treni provenienti da Milano furono evacuati con i lanciafiamme predisposti da De Luca, per fortuna spenti dicono perché avevano rubato la benzina, ma è una calunnia; e i passeggeri pugliesi o campani che avevano il torto di lavorare e studiare a Milano furono accolti come lanzichenecchi appestati. Fu Repubblica a intraprendere un processo ideologico, sul perché dalle parti del Serio e del Lambro, il contagio avesse galoppato irrefrenabile. Roberto Saviano emise subito il verdetto: colpa di Formigoni e della sanità riformata dal centrodestra. Michele Serra, che pure viene da Milano, se la prese con «il popolo del non si chiude, brava gente, però monoculturale, confindustriali lillipuziani, i magutt bergamaschi tal quali i padroni delle acciaierie, lavoro lavoro lavoro». Insomma i muratori orobici come untori grazie al vizio orrendo del lavoro. Il sottinteso di Serra era chiaro: il vero vaccino è non lavorare, così il sud si immunizzava.

 

Angelo Forgione, già autore di «Napoli capitale morale», teorizzò la faccenda: «Il focolaio del Covid-19 ha avuto origine in Lombardia, causa le negligenze sanitarie, le pressioni del mondo dell'industria e l'inquinamento atmosferico. Ma il Coronavirus non ha sfondato al Sud». Chiaro? La storia castiga il Nord, il Sud è immune. Un Sud che si scoprì parecchio sovranista. E felice che il Destino si fosse accanito finalmente con gli stronzi polentoni. Un importante - dicono - costituzionalista, Massimo Viglione creò una simpatica immagine per fotografare l'ecatombe dei suoi fratelli d'Italia (settentrionale): «Fontana ha già messo a terra 12mila bare». Un governatore stragista. Nicola Zingaretti si pose sulla stessa linea, scaricando l'orrore delle morti non sui compagni cinesi ma sugli avversari politici italiani. Disse: «Ci sarebbero fosse comuni con Salvini e Meloni al potere». Chiaro che pensava alle Regioni falcidiate del Nord, dando la colpa alle giunte di centrodestra, mentre lui sì che era bravo. Ora il virus assalta il Lazio, le scuse sarebbero gradite. Quanta cattiveria compiaciuta fu spalmata sulle province prealpine e sui suoi amministratori. Nessuna compassione. Elogi ai cinesi e indagini per procurata epidemia a chi cercava - primi al mondo - di fronteggiare un mostro sconosciuto. Il Nord fu investito da un ciclone per il quale non c'erano stati preallarmi romani. La preoccupazione dei governatori fu giudicata «ridicola» dal medesimo Zingaretti. Il conto dell'oste virale è stato crudele. Ma se oggi nel resto del mondo, e soprattutto nel Sud d'Italia, la diffusione del contagio ha una letalità enormemente inferiore rispetto ai mesi di febbraio, marzo e aprile, lo si deve alle intuizioni terapeutiche che i clinici degli ospedali di Brescia, Bergamo, Mantova, Pavia, Milano, Padova e Monza hanno escogitato in corsia, salvando decine di migliaia di vite, non solo dalle loro parti ma sotto il Po e oltre le Alpi.

Ci viene in mente lo sfregio che subirono i lombardi (e chi credette nel progetto: i nostri lettori) quando fu intrapresa una campagna per ridicolizzare l'Ospedale in Fiera. Invece di compiacersi perché restava vuoto, si dispiacevano che i letti con i moribondi fossero inutilizzati. Logica da becchini. Fontana sostenne che averlo costruiti era una misura di saggezza, un po' come argini altissimi per preservare dalle esondazioni, o come il Mose a Venezia contro l'acqua alta. Travaglio si distinse - e siamo certi insisterà comunque - nel considerare una burla avere una riserva strategica ospedaliera al servizio della sicurezza dell'intera Italia. Puntuale arrivò la denuncia del Cobas e l'indagine della Guardia di finanza per il gusto di sporcare Milàn col coeur in man. Ebbene quel cuore ce l'ha davvero. Il gesto dei Lombardi alla Prima Crociata anti-Covid è una magnifica offerta di fraternità. La piccola vendetta lombarda è il far del bene. A questo punto, dopo esserci presi la soddisfazione della memoria, pace. 

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