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Vincenzo De Luca, Renato Farina commenta l'indagine nei confronti di Vincenzo De Luca: "Che turni si danno?"

Renato Farina
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 I Tir arrivano a Napoli da Kiev e da Tallin condotti da un camionista solo. È stato nel 1967 che l'allora ministro dei Trasporti Oscar Luigi Scalfaro tolse l'obbligo della coppia di autisti: sarebbero stati costi eccessivi. Dinanzi alle notizie giunte dalla città di Pulcinella, nell'animo dell'ingenuo cittadino nasce spontanea una domanda: perché ne servono quattro per guidare l'auto blu dotata del preziosissimo quintale di passeggero? Va be' che il governatore campano Vincenzo De Luca è assimilabile a un trasporto eccezionale, di quelli che occupano due corsie, precedute da motociclette con le bandierine, ma che se ne fa di quattro piloti per transitare da Posillipo a Salerno? Ci piacerebbe tanto sentire una delle sue meravigliose sceneggiate su Facebook per una volta dedicata a sé stesso invece che ai venditori di cocco. O dobbiamo aspettare che al misterioso quesito si dedichi Maurizio Crozza?

 

 

Ci stiamo riferendo all'indagine giudiziaria che è stata condotta nella più assoluta segretezza, data la delicatezza della questione, dalla Procura partenopea e rivelata da Conchita Sannino su Repubblica. I fatti che trasuderebbero reati da ogni poro si riferiscono alla promozione di un poker di fidatissimi vigili urbani di Salerno, dove De Luca è stato sindaco per vent' anni, dagli uffici della polizia locale allo staff che compete al governatore regionale. Promosso lui, promossi anche i suoi quattro gioielli, come Cornelia diceva dei Gracchi, che però erano solo due. De Luca si è portato nel traslocare di palazzo i quattro come bambole nel baule. Gli ha levato la divisa e li ha rivestiti di nuovi panni: quello di esperti in relazioni istituzionali. Che siano forti nel ramo non si discute, nei rapporti con l'istituzione e il suo presidente sono stati diremmo come minimo bravini. Anche in questo caso, il simpatico De Luca si è dimostrato un tipo fuori dai ranghi. Di solito nel loro personale staff - detto anche cerchio magico -, presidenti delle Camere, ministri, sindaci e governatori, infilano nel bouquet pagato dallo Stato segretari particolari, giornalisti e spiccia-faccende, filosofi e giuristi.

 

 

 

Quanto a vigili urbani esiste un precedente. Matteo Renzi si portò a Palazzo Chigi la comandante dei vigili di Firenze: costei mollò a casa la paletta e diventò capo di un ufficio strategico. Mai nessuno però si era tirato dietro quattro chauffeur, specie se selezionati nella categoria che a Milano è detta dei ghisa e a Roma dei pizzardoni. Ma non colpisce la specialità, bensì il numero. Che turni si danno? Due nel sedile davanti, e due nel bagagliaio? La notizia è esplosa come un petardo. Le ipotesi di reato sono pesanti: truffa e falso in atto pubblico, dato che i quattro sono stati assunti in ruoli formali improponibili stante i curricula ben noti a De Luca (e la pena massima per quest' ultimo supposto crimine è di dieci anni). A questo punto, signori ben più attrezzati di noi quanto a civismo, si pongono altre domande, più politicamente mature rispetto a quella sopra esposta e che ci angoscia. Alcuni si interrogano se l'inchiesta venuta proprio ora alla luce sia o non sia un'altra espressione della giustizia a orologeria, che scatta sotto elezioni (ci saranno in Campania il 20 e 21 settembre). Altri si pongono la questione dove finisca la discrezionalità politica che consente di scegliersi come corona del proprio capo gente fidata, e dove inizi lo sciupio di denaro pubblico. Peraltro - se fosse provata l'accusa - sarebbe per somme non proprio ingentissime: l'aumento rispetto alla precedente condizione è stato di 4600 euro lordi l'anno per ciascuno dei magnifici quattro vigili-chauffeur. Noi restiamo però ostinatamente appesi al nostro quesito esistenziale. Che se ne fa un uomo solo di quattro autisti? Quanti culi ha De Luca da piazzare contemporaneamente sui sedili delle sue rombanti vetture blu?

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