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Giuseppe Conte, Pietro Senaldi: sul coronavirus decide tutto da solo per poi chiedere aiuto alla Lega

Pietro Senaldi
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Ma quanto piace a Conte decretare. Tutte le volte che lo fa, si sente più alto di due spanne. I suoi dpcm, i decreti della Presidenza del Consiglio, sono quasi più numerosi ormai delle norme tributarie. Ieri ne ha sfornato un altro, del quale si occupano in modo esaustivo nelle pagine interne Becchi, Dama e Prado. Come Napoleone, Giuseppe dispone. Aperitivo in piedi solo fino alle 21, tutti a nanna a mezzanotte, può giocare a calcio unicamente chi è bravo davvero. Se andate in pizzeria con un amico, dovete mettervi la mascherina finché camminate fianco a fianco; ma quando vi sedete a tavola potete mangiarvi in faccia e scambiarvi il piatto. Certo, è facile ironizzare quando non si hanno responsabilità di governo.

Tra qualche norma bislacca di troppo, l'impianto dell'ultimo decreto ha un sottofondo di cercata, anche se non sempre raggiunta, razionalità e almeno svela la volontà di non fare eccessivi danni, soprattutto all'economia e all'istruzione; un po' meno al resto del settore pubblico, che è il nostro tallone d'Achille. Insomma, qualche cosa il nostro premier in questi mesi l'ha pure azzeccata, specie quando si tratta di chiudere; d'altronde, in fatto di divieti e libertà negate, la sinistra non ha rivali.

Nel decretare però il premier si è fatto prendere la mano. Dove non ha potuto più normare per non essere accusato di favorire la delazione e portare la polizia nelle case degli italiani, ha infilato buoni consigli. Non invitate più di sei persone a casa, mettete la mascherina in salotto e toglietela solo in sala da pranzo. Per la prossima settimana forse arriveranno pure i consigli su come fare sesso sicuro con mogli e compagne. Il tutto in un solipsismo sanitario che ha fatto infuriare i suoi ministri, perfino il docile Speranza, le Regioni, tanto di destra quanto di sinistra, che hanno minacciato di non attuare il dpcm, per non parlare dell'opposizione, anche se per quest' ultima protestare è un diritto-dovere e i media governativi pertanto non le danno spazio.  Faccio tutto io, che così salgo nei sondaggi anche se il contagio cresce, è la filosofia di Conte, premiato per metterci la faccia. Mago dell'affabulazione, l'avvocato ha però qualche problema con la matematica.

Oggi e domani in Parlamento arriva il Nadef, l'architrave della legge finanziaria, che prevede lo scostamento di bilancio, ovverosia un aumento di 22 miliardi del deficit dei conti pubblici, e il Conte re si è scoperto nudo. La Costituzione dispone che leggi così gravi si debbano approvare a maggioranza assoluta. Specie al Senato, causa anche positivi da Covid, i numeri ballano e così ha parlato il fedelissimo ministro Boccia, pugliese come il suo capo, bussando all'opposizione. «Si deve poter avere una visione comune, abbiamo ridisegnato un nuovo rapporto con l'Europa e rivendico questo passaggio come merito della caparbietà e della visione del presidente del Consiglio e dei partiti di maggioranza», è l'appello del responsabile del dicastero delle Autonomie a Salvini e Meloni, perché votino l'aumento del debito. Con questa richiesta il governo conferma la propria schizofrenia nei rapporti con l'opposizione, accusata di fascismo quando lo ostacola ma richiamata alle responsabilità democratiche quando diventa necessaria, salvo poi tornare a essere aggredita quando Conte non ha più bisogno dei voti di Salvini e Meloni.

 

 

L'atteggiamento della maggioranza non cambia mai: la situazione è drammatica e serve l'aiuto di tutti, ma l'unità ha valore solo per far quel che dice il premier. Una settimana fa il governo ha cancellato i decreti di Salvini su sicurezza e immigrazione. Sull'utilizzo dei 200 miliardi che a metà 2021 inizieranno ad arrivare dall'Europa, il governo ha già progetti di spesa per una cifra tre volte superiore, ma non uno di essi è condiviso con l'opposizione. I giallorossi stanno brigando tra loro per farsi una legge elettorale su misura e decidere in solitaria chi sostituirà Mattarella al Quirinale. Per tutta la prima fase dell'emergenza Conte ha attaccato la Lombardia e le altre Regioni guidate dal centrodestra. Il ministro dell'Economia, Gualtieri, ha appena annunciato un ulteriore aumento delle tasse, già le più alte in Occidente, che è l'opposto di quanto predicano Salvini, Meloni e Berlusconi.

Insomma, la maggioranza o ignora l'opposizione o la deplora pubblicamente fino a sbianchettarla. Eppure, quando si trovano nella palta fino al collo, Conte e compagni, come se nulla fosse, si rivolgono al centrodestra per chiedere una mano. E nel farlo, come chiaro dalle parole di Boccia, rivendicano solo i propri meriti e ragioni, pensando soltanto a se stessi. Con questa faccia tosta, i giallorossi periodicamente chiedono a Salvini e Meloni che li aiutino ad andare avanti, accusandoli di essere antidemocratici se questi non si abbassano i pantaloni e si mettono in posizione rapidamente. Per non trattare, i governanti si giustificano sempre spiegando che le loro richieste sono nell'interesse del Paese e non della maggioranza. Ma questo è il punto. Pur di restare in sella, Conte e i suoi sono impegnati in una costante opera di confusione delle acque che renda sempre più incomprensibile agli italiani distinguere tra i provvedimenti mirati alla sopravvivenza dei cittadini e quelli che invece si curano essenzialmente della sopravvivenza dell'esecutivo. Il caos, normativo e di responsabilità, non è casuale e districarvisi è impresa improba, più difficile perfino di quanto non sia decriptare un dpcm. 

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