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Vittorio Feltri, attacco a Marco Travaglio e al Fatto Quotidiano: "Sbruffone senza vergogna, perché ora taci?"

Vittorio Feltri
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 Nella ormai tediosa vicenda del Covid emergono aspetti grotteschi. Alcuni mesi fa, in piena pandemia (che era ed è anche la pandetua), Milano, travolta dal morbo più di qualsiasi altro luogo, assunse una decisione tesa a contrastare gli attacchi del virus. La regione governata da Attilio Fontana, vittima sacrificale, si impegnò in una raccolta di fondi privati allo scopo di allestire un ospedale alla Fiera onde garantire ai cittadini, nel caso la situazione già critica si aggravasse, la possibilità di essere curati adeguatamente, e mi riferisco alle terapie intensive. In dieci giorni o poco più la struttura fu realizzata e pronta per esercitare l'attività medica.

Fortunatamente nel frattempo il malanno perse i denti e non ci fu bisogno della clinica supplementare messa in piedi coi denari degli abitanti della metropoli lombarda, tra i quali il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti e me, insignificante direttore editoriale di Libero. Segnalo per completezza di informazione, che Sallusti e io versammo ciascuno la modesta somma di 10.000 euro per implementare la sottoscrizione di cui ci facemmo promotori per il bene della comunità. Non ci aspettavamo il plauso pubblico, però rimanemmo di stucco quando invece fummo presi per i fondelli quali finanziatori di un ospedale inutile, nel senso di non ancora utilizzato. Infatti i malati gravi all'epoca venivano spediti in Germania perché qui non c'era più posto per i ricoveri. I nostri detrattori si divertirono a prenderci per i fondelli, spacciandoci per complici idioti di Fontana. Oggi, col riacutizzarsi dell'infezione, ci si rende conto che il presidio sorto in Fiera è utilissimo al fine di fronteggiare la nuova emergenza onde salvare qualche vita. Tuttavia i critici di allora tacciono senza vergogna, tra i quali figurano gli sbruffoni del Fatto Quotidiano, specialisti nella denigrazione della nostra amata e stimata Regione. La cosa non ci sorprende ma ci indigna. Come ci indignò decenni orsono quanto accadde a Ischia, allorché Angelo Rizzoli donò a Ischia un ospedale attrezzato di tutto punto di cui l'Isola aveva bisogno essendo sprovvista persino di un ambulatorio medico.

 

 

Il vecchio e grande editore fu addirittura rimproverato dal sindaco, il quale si lagnava in quanto avrebbe avuto l'obbligo di remunerare dottori e infermieri per mandare avanti la baracca. Passano gli anni, ciononostante l'imbecillità seguita a regnare sovrana. Va da sé che il nosocomio meneghino di cui ho raccontato servirà soprattutto ad ospitare i campani, gli stessi che sfottevano noialtri e che presentemente sono infestati e non trovano cure adeguate nella loro terra dove campeggiavano cartelli con la scritta: i settentrionali non sono graditi perché untori. Noi i terroni li amiamo e li abbiamo sempre accolti, a maggior ragione li accoglieremo in corsia se affetti dal virus. Quanto agli ospedali, sono indispensabili. Per qualcuno ci vorrebbe il manicomio.

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