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Vittorio Feltri, dieci anni dopo la cannonata sul caso Dino Boffo: "Sono ancora qua, chissà come mai"

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Angelo Becciu è stato accusato di aver rubato le elemosine, ma non è mai stato indagato. Un fatto che non ha comunque fermato l'Espresso dall'uscire con la notizia delle dimissioni del prelato ore prima che questo incontrasse il Papa. E sull'argomento (a cui Vittorio Feltri ha dedicato una lunga inchiesta che potete leggere acquistando l'edizione di Libero di oggi, givoedì 19 novembre), il direttore ha voluto riportare l'ordine dei giornalisti a qualche hanno fa. "Dieci anni fa - ricorda in un cinguettio - scoppiò il caso Boffo e l’Ordine dei giornalisti mi sanzionò allegramente. Risultato: di Boffo si è persa traccia mentre io sono qui ancora a rompere le scatole. Chissà come mai".

 

 

Il caso ormai è noto: nel lontano 2009 l'allora direttore di Avvenire, Dino Boffo, si dimise. Il motivo? L'inchiesta dell'allora direttore Giornale Vittorio Feltri, che pubblicò un'informativa della polizia secondo cui Boffo era stato querelato da una signora per aver ricevuto telefonate sconce e offensive affinché lasciasse il marito. In quell'occasione Boffo definì una "patacca" la documentazione pubblicata ammettendo però di aver pagato un'ammenda per il reato di molestia alle persone. Una vicenda causata, a suo dire, da un altro ragazzo deceduto. La storia costò una sanzione dell'Odg nei confronti di Feltri che ad oggi, alla luce di quanto accaduto in Vaticano, non può non notare un piccolo dettaglio: di Boffo non si ha più traccia. Un caso?

 

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