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Filippo Facci, contro l'abuso di ufficio: il reato che pregiudica il lavoro degli amministratori

Filippo Facci
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Quattro esempi politicamente eterogenei. 27 gennaio 2021, cioè ieri: il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, risulta indagato per abuso d'ufficio per una vicenda di presunte pressioni denunciate un anno fa con un esposto. A questo esposto era allegato l'audio di una telefonata che dovrebbe provare che Bonaccini avrebbe fatto delle pressioni perché alcuni Comuni limitrofi rifiutassero di condividere dei dipendenti. Il caso era già noto sin dalla campagna elettorale, e Bonaccini, ora come allora, non si dice preoccupato.

 

 

 

Anche le opposizioni non si smuovono più di tanto. 22 gennaio 2021: il segretario del Pd e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti è indagato per abuso d'ufficio dalla Procura di Roma (insieme all'assessore alla Sanità Alessio D'Amato) per una vicenda di nomine di dirigenti Asl avvenute nel 2019. Zingaretti non si scompone, rinnova la solita fiducia nella magistratura mentre l'opposizione - da cui pure era partito l'esposto che ha portato all'indagine - non si scaldano particolarmente e rinfacciano soltanto al Pd di non essere stati altrettanto garantisti in passato come ora sono con se stessi. 27 marzo 2020: il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana vede archiviata la sua posizione da un'inchiesta-stralcio in cui era accusato d'abuso d'ufficio per la nomina di Luca Marsico, avvocato ed ex socio del suo studio. Fontana stesso, interrogato dai pm, aveva rivendicato la facoltà di poter scegliere a suo piacimento nelle nomine degli amministratori. 29 luglio 2015: il sindaco di Milano Giuseppe Sala viene indagato una prima volta per abuso d'ufficio per le vicende Expo, prima di molteplici imputazioni per abuso d'ufficio o concorso in abuso d'ufficio che nell'arco di anni porteranno sempre ad archiviazioni, assoluzioni, non luoghi a procedere, commutazioni in pena pecuniaria e un senso di seccatura generale da parte dell'intero mondo politico, di maggioranza o d'opposizione che sia. Le ultime motivazioni di una sentenza (una delle tante) sono state rese note una settimana fa.

 

 

Detto questo - ma gli esempi potrebbero essere molti di più - resta da chiedersi se l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio, quando contestato con faciloneria e automatismo, non rappresenti soltanto un'immensa rottura di scatole e una perdita di tempo il cui peso politico e giudiziario peraltro equivale quasi al nulla, eccezion fatta per i forcaioli professionali a cui basta un'ipotesi d'abuso d'ufficio (altrui) per avere un'erezione.

Si tenga conto che, come reato, è stato riconfigurato continuamente, ma alla fine è sempre lì come delle puntine da disegno disseminate in spiaggia. Durante Mani Pulite, quando il Codice di procedura penale veniva stiracchiato a piacimento, per abuso d'ufficio si finiva addirittura in galera. Il costruttore Salvatore Ligresti rimase in carcere, nel 1992, per un modesto abuso d'ufficio ricavato da una dichiarazione che aveva reso lui un mese prima. Il 29 settembre di quell'anno venne arrestata l'intera giunta regionale dell'Abruzzo (più il presidente) per un groviglio di reati che fece riprendere la notizia persino dal New York Times e dal Washington Post, ma alla fine rimase solo una misera accusa di abuso d'ufficio. Anche il giovane sindaco di Genova Claudio Burlando, nel 1993, finì dentro per abuso d'ufficio. Per questa accusa, ovviamente, tutti i menzionati furono prosciolti.

Che poi che cos' è, l'abuso d'ufficio? Non è neanche facile spiegarlo, visto che la norma è stata modificata quattro volte negli ultimi vent' anni. In teoria lo compie un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che approfittino della loro carica per produrre un danno o un vantaggio patrimoniale che sia in contrasto con la legge. Esempio classico: il conflitto d'interesse, la mancata astensione su una decisione, dare un lavoro a chi non lo meriterebbe, tutta roba che è facile confondere con la discrezionalità delle scelte politiche.

Le pene sono state riviste, abbassate, limitate (non può essere un pretesto per fare intercettazioni) ma la norma è sempre rimasta evanescente e ambiguamente riproposta, e molti la inquadrano come una maniera in cui la magistratura si introduce in settori che sarebbero riservati istituzionalmente all'attività discrezionale della politica o della pubblica amministrazione. Anche in caso di assoluzione o proscioglimento, cioè, la magistratura accende un faro e, insomma, ficca il naso. Può sempre capitare che un politico faccia il proprio interesse attraverso la gestione della cosa pubblica o che cerchi di danneggiare intenzionalmente l'avversario, per cui l'esistenza del reato, beninteso, continua ad avere un senso.

È la frequenza con cui viene invocato o contestato che ne ha molto meno, col vizio, talvolta esibito, di voler sostituire le opinioni e gli apprezzamenti del giudice penale a quelle dell'amministratore politico, facendo una cosiddetta invasione di campo e dicendo, per esempio, che una scelta o un candidato sarebbero stati più meritevoli di altri. Poi c'è da dimostrare un vantaggio o uno svantaggio patrimoniale per sé o per altri, ma quello è il meno. La morale, insomma, è sempre quella: il fatto che la contestazione dell'abuso d'ufficio porti a un'assoluzione, per gli inquirenti, non intacca la loro posizione, né il loro prestigio né la loro carriera. Il giorno dopo, ricominciano da capo. Mentre per i prosciolti o assolti, e per l'opinione pubblica e i giornalisti che si agitano, un'assoluzione si rivela invece una consueta perdita di tempo e di denaro. Quasi un abuso d'ufficio.

 

 

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