Cerca
Logo
Cerca
+

Roberto Speranza, il retroscena di Pietro Senaldi: "Anche il Pd stufo di lui. E se i pm bussassero alla sua porta..."

Pietro Senaldi
  • a
  • a
  • a

Un libro lo seppellirà. Il suo, il suicidio perfetto. Se a Mario Draghi capitasse tra le mani la fatica letteraria del ministro della Salute, la lettura del tomo avrebbe sul premier l'effetto di un vaccino: prima avvertirebbe un forte malessere, poi immunizzerebbe se stesso e il Paese liberandoci del guardiano del virus, Roberto Speranza. All'interno, Renato Farina dedica un gustoso articolo a "Perché guariremo, dai giorni più duri a una nuova idea di salute", il tomo nel quale il leader di Liberi e Uguali getta la speranza oltre l'ostacolo ma ci sbatte contro con tutto se stesso.

Qui ci limitiamo a dire che quelle 220 pagine scritte l'estate scorsa con un'avventatezza pari a quella di chi si affollava nelle discoteche sarde, sono inquietanti quando il ministro scrive che le chiusure sono un'imperdibile occasione per far tornare a vincere l'idea di società della sinistra e tragicomiche quando spiega di essere assalito dal panico quando vede due persone che camminano in strada. Siamo stati guidati attraverso l'epidemia dalle fobie e dalle nevrosi di un aspirante leader che voleva usare il terrore per consolidarsi. Fedele al detto «nessuno è profeta in patria», l'autore lo ha fatto uscire in Spagna, ma se davvero Draghi dedicasse due ore di tempo alla lettura del libro - non ne servono di più, la prosa è elementare - si accorgerebbe che Speranza ha capito del Covid meno di quanto la von der Leyen abbia intuito dei vaccini, Arcuri del prezzo delle mascherine, Conte delle zone rosse e Zingaretti del Pd.

 

 

 

 

Si dice che il premier sia tentato di sferrare il calcio dell'asino al suo collaboratore scarso. Gli manca solo di mettere in fila il ministro e poi avrebbe dato il benservito a tutti i maggiori artefici del disastro pandemico. Pare che aspetti solo che maturi il frutto, per l'intanto dissoda il terreno. Salvini ha chiesto apertamente la testa di Speranza e questa è la maggior assicurazione sulla vita del mezzo leader comunista, perché sacrificarlo ora sarebbe un omaggio eccessivo alla Lega. La mossa obbligherebbe la sinistra a difendere l'ex piddino e gli equilibri del governo vacillerebbero. Serve aspettare ancora un po', quando la profilassi sarà più avanti, ci saranno meno morti e più negozi aperti. Per adesso si prepara la strada. Draghi pubblicamente difende il suo ministro con messaggi di stima non condivisibili e che lo metterebbero in imbarazzo se non fosse chiaro che son un modo per truccare da ricollocamento in meglio la sua futura rimozione.

Si fa così negli ambienti raffinati. Agli osservatori non è sfuggito infatti che, anche se lo loda con suadenti parole, nella sostanza il premier sta imbrodando il titolare della Salute. La linea di Speranza è diventata minoritaria in consiglio dei ministri. Mentre il leader di Liberi e Uguali continuava a dichiarare che l'Italia sarà in sicurezza a fine estate, il governo ha cominciato a lavorare per far ripartire il Paese dal mese prossimo, e sommessamente ha iniziato pure a dirlo. Speranza ha mangiato la foglia e, pur di tenersi attaccato alla poltrona, si è subito tranquillizzato rispetto all'epidemia. Con un colpo di reni degno di un saltatore olimpionico ha dichiarato che «a maggio si può iniziare gradualmente a riaprire».

Improvvisamente l'uomo terrorizzato dai marciapiedi con una sola coppia a passeggio non ha più paura di contagi e degli ospedali pieni. Se riuscirà, cosa anche probabile, a mantenere ancora per qualche tempo la poltrona, il ministro non lo dovrà però alla prontezza con la quale è disponibile a rinnegare la propria linea della fermezza. All'opposto, il suo fragile equilibrio è dovuto al fatto di aver recitato per un anno e passa la parte del carceriere con convinta e ineguagliabile fermezza e ottusità. Questo fa di Speranza il parafulmine ideale di Draghi, che lo ha cinicamente usato come messaggero di sventura, pronto a giustificare tutti i provvedimenti restrittivi che il premier voleva ma sui quali non intendeva metterci la faccia. Un lavoro che sarebbe stato ingrato per tutti ma che il leader di Liberi Uguali ha, invece, svolto con entusiasmo, convinto che fosse la via per il sorgere del sole dell'avvenire social-comunista. Scontato che, quando verrà meno questa esigenza, bisognerà chiedersi cosa farsene del sinistro uccellaccio del malaugurio, il ministro ossimoro, che di nome fa Speranza ma ogni volta che apre il becco getta tutti nello sconforto.

 

 

 

A fare giustizia di lui, colmo per un uomo di estrema sinistra, potrebbero essere i magistrati. Il titolare della Salute è stato sentito per cinque ore il mese scorso dalla Procura di Bergamo, che indaga sulla mancata zona rossa ma anche sul dossier dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che denunciava la cattiva gestione dell'epidemia da parte del governo giallorosso. Un documento che Ranieri Guerra, fedelissimo di Speranza già accusato di non aver preparato un piano pandemico per l'Italia quando era direttore generale del ministero della Salute, ha sapientemente occultato, tenendo però informato di tutto il suo mentore. Per ora il Pd difende il leader di Liberi e Uguali, anche perché non vuole aprire la guerra interna per sostituirlo, con annesso psicodramma sulle quote rosa, visto che sarebbe costretto a mettere una donna e la più accreditata è Beatrice Lorenzin. Ma una qualsiasi notizia negativa sul titolare del dicastero da parte di una Procura ne renderebbe la posizione indifendibile; tanto più che molti grillini lo hanno già scaricato e che, malgrado il titolo del suo libro, velleitario anche nel sommario, non è pensabile affidare la fase post-pandemica, con annessa impostazione della riforma sanitaria, a un uomo che sta alla medicina meno di quanto la Raggi stia al decoro urbano o Bonafede stesse al diritto.

 

 

 

Dai blog