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Euro 2020, Pietro Senaldi contro gli Azzurri in ginocchio: "La solita italianata, siamo già campioni di ipocrisia"

 Pietro Senaldi

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La premessa, doverosa ma sincera, è "Forza Azzurri". Ci auguriamo tutti che la Nazionale di calcio faccia più strada possibile in questi Europei. La conseguenza è che politicanti e maestrini dovrebbero contribuire alla causa standosene per una volta in panchina e lasciando che i calciatori pensino solo a fare il loro lavoro: concentrarsi, tirare pedate alla palla e vincere. Invece no, è una gara a rompere le scatole ai nostri calciatori bombardandoli di principi, doveri morali, comportamenti da tenere, razzisti di ogni colore. Per solidarietà con la causa gay, la Federazione Calcistica ha colorato di arcobaleno il proprio simbolo nelle sue pagine web destinate a tutti i Paesi stranieri, a eccezione di quelli di religione islamica. In pratica, ci facciamo paladini degli omosessuali ovunque, tranne nei posti dove li impiccano, ovverosia negli unici Stati dove una presa di posizione forte servirebbe.

 

 

La ragione è semplice: ormai il calcio è in mano agli sceicchi e turbare la loro sensibilità in materia di sesso rischierebbe di costare miliardi e forse anche di far fallire il carrozzone. Pertanto, per i signori del calcio, è più grave urlare «arbitro finoc***o» allo stadio Olimpico piuttosto che ammazzare un gay negli Emirati, sede dei prossimi Mondiali. La seconda ipocrisia riguarda l'inginocchiamento di gruppo prima della partita. Contro l'Austria i nostri sono rimasti in piedi, perché l'altra squadra aveva deciso così. Venerdì contro il Belgio pare invece che gli azzurri si inginocchieranno, per non dispiacere agli avversari, che sono soliti farlo. Un po' come se i rugbisti neozelandesi rinunciassero alla loro terrificante danza maori per non urtare la sensibilità dei rivali.

 

 

La speranza è che i nostri non si preoccupino di compiacerli anche dopo il fischio d'inizio, altrimenti ne usciranno inginocchiati e sconfitti. È chiaro che con questa storia i nostri ragazzi c'entrano poco o niente, come provano a far capire nel loro comunicato stampa, che spiega che il loro non è un gesto politico ma solo di fratellanza sportiva. La precisazione odora di italianata: faccio così per quieto vivere, basta che poi la finiate e ci lasciate tranquilli. Ma siccome l'inchino lo ha chiesto il Pd, e non è condiviso da tutti i tifosi né da tutti i partiti, il gesto ha valenza politica e non si può archiviare come una noiosa incombenza di poco significato. Il punto èche la politica, ha per so ormai ogni credibilità ed è incapace di veicolare i propri messaggi. Per questo, si appende a testimonial che non c'entrano nulla, come i calciatori, ai quali suggerisce in modo impositivo cosa fare, e chiede loro di farlo anche se essi non ci credono.

 

 

Ma l'uso dello sport da parte della politica per legittimarsi, indottrinare il popolo e vincere le proprie battaglie è un vizio dei regimi, non delle democrazie. Gli atleti cinesi, turchi, iraniani, sono costretti a farlo, perché giocano con un fucile puntato alla schiena. I nostri avrebbero la libertà e i quattrini per non farsi muovere come marionette. Quando vincemmo il Mondiale, nel 2006, in piazza festeggiarono anche gli immigrati. Se venerdì il Belgio ci elimina, lo show anti -razzista allestito malvolentieri non salverà gli azzurri dalle critiche. E gliene pioveranno addosso di tutti i colori.

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