Roma, 14 mag. - (Adnkronos) - "Non abbiamo nulla dei nostri bambini, soltanto una cosa: le analisi genetiche che ci ha inviato l'ospedale. Le guardiamo e le riguardiamo, sono i nostri quattro codici tutti su una pagina, quattro colonne affiancate, ci sorprendiamo a vedere le somiglianze dei caratteri, ci emozioniamo a pensarli, a immaginarceli... sono loro, siamo noi! Per ora abbiamo solo questo, ma permetteteci di considerarla la nostra prima foto di famiglia". Parlano così in un'intervista a 'La Repubblica' i genitori biologici degli embrioni scambiati all'ospedale Pertini a Roma. "Le nostre vite - racconta la coppia - sono già inesorabilmente cambiate, e cambieranno ancora. Questa è una storia lunga, tante pagine devono essere scritte. Ora deve prevalere il senso di responsabilità di tutti. Una diatriba mediatica tra noi e l'altra coppia non servirebbe a nessuno". "Non è il momento delle polemiche, adesso. Tra l'altro - spiegano i due genitori - non so nemmeno di chi stiamo parlando. A quasi un mese dal fatto, pur avendo consegnato al Pertini la richiesta formale di accesso ai dati, non ci hanno ancora detto i loro nomi. Non sappiamo chi siano, dove vivano, cosa facciano. Non sappiamo niente di loro. Tutta questa lentezza burocratica è un altro motivo di rammarico. Anche perché noi li vogliamo incontrare, se sono disposti. Vogliamo parlarci, provare a risolvere la questione. Abbiamo cercato e voluto i nostri bambini con tutti noi stessi, sono loro la priorità. È difficile spiegare o far capire la sofferenza di una gestazione negata. Non ho mai visto una loro ecografia, né ho mai sentito un solo battito dei loro cuori. Ma, forse ancor di più per questo, sentiamo fortissimo il legame indissolubile che lega le nostre quattro vite".




