Venezia 16 mag. (Adnkronos) Le legge regionale del Veneto che ha istituito i contratti regionali di formazione specialistica, finanziando una novantina di borse di studio aggiuntive per gli specializzandi in medicina, non lede le prerogative statali in materia di istruzione, professioni e tutela della salute, né i principi di libera circolazione dei medici e di riconoscimento dei loro titoli. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con la sentenza 126 del 7 maggio scorso (ma notificata solo ieri in Regione), che ha così respinto la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Governo. "Una grande vittoria per il Veneto, che vede riconosciuto il diritto all'autonomia e il principio che le risorse dei veneti rimangano in Veneto a beneficio dei bisogni della propria comunità", commenta soddisfatto Leonardo Padrin (Forza Italia), presidente della commissione sanità e padre della legge 9 approvata dal Consiglio veneto con voto unanime il 3 maggio 2013. "I giudici della suprema Corte - ha affermato Padrin, nel corso della conferenza stampa indetta presso la Direzione dell'Azienda ospedaliera di Padova, presente il direttore generale Claudio Dario - hanno riconosciuto il pieno diritto della Regione ad esercitare la propria autonomia nel destinare proprie risorse a borse di studio aggiuntive per i futuri medici, in modo da integrare l'esiguo numero dei posti di specialità riconosciuti dal ministero".(segue)


