Lecce, 14 mag. - (Adnkronos) - Giovanni Vantaggiato, autore reo confesso dell'attentato esplosivo in cui il 19 maggio dell'anno scorso, davanti alla scuola 'Morvillo-Falcone' di Brindisi, mori' la studentessa sedicenne Melissa Bassi e altre ragazze rimasero gravemente ferite, ha detto, durante l'interrogatorio sostenuto nel corso della penultima udienza, che doveva essere "un gesto dimostrativo". Ma il procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce Cataldo Motta, contesta l'affermazione. E lo spieghera' venerdi' 17 maggio quando terra' la requisitoria, unitamente al pm della stessa Procura Guglielmo Cataldi al processo davanti alla Corte di Assise di Brindisi. "Vantaggiato ne ha parlato ripetutamente - dice Motta all'Adnkronos - ma la Corte di Cassazione spiega bene che l'attentato dimostrativo non e' mai quello in cui si faccia esplodere, ad esempio, un ordigno ma quello nel quale lo si colloca su un balcone o a un angolo di strada e non lo si accende nemmeno o non lo si innesca. Solo cosi puo' essere dimostrativo". Dimostrativo cioe' della capacita' da parte di qualcuno di essere in grado di agire. "Se lo faccio esplodere - continua - c'e' poco da dimostrare". La contestazione dell'aggravante terroristica al reato di strage di cui e' accusato Vantaggiato e' uno degli aspetti piu' importanti del processo. Per questo motivo la competenza e' stata incardinata in capo alla Direzione distrettuale Antimafia di Lecce. La pubblica accusa, dopo 15 udienze, continua quindi a ritenere che quell'aggravante e' dimostrabile. Il processo, a due giorni dall'anniversario della strage che scosse l'Italia, e' arrivato alla stretta finale. (segue)




