(Adnkronos) - Venerdi' pomeriggio l'indagato in procura aveva negato di avere altre anfore al sostituto procuratore Ferro, ma il giorno successivo e' partito alla volta di Bologna dove abitano i figli (studenti universitari) e giunto sul posto tutti insieme hanno distrutto un'anfora romana riducendola in piccoli cocci per poi disfarsene. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, intervenuti a supporto nell'operazione, hanno recuperato gli ultimi cocci e la foto dell'anfora nell'appartamento, dimostrandone l'esistenza e la distruzione (ammessa poi in carcere davanti al gip). Questo gesto e' costato il carcere a Giambattista P. su ordine di custodia cautelare firmata dal gip di Savona, e una denuncia ai figli (e anche a una fidanzata) e alla moglie, per complicita' nell'inquinare le fonti di prova e distruggere i corpi del reato. Il subacqueo Stefano P., imprenditore di Palazzolo sull'Oglio, complice di Giambattista P., dopo aver nascosto un'anfora trafugata a una prima perquisizione, l'ha poi consegnata ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Genova. I carabinieri riferiscono che le indagini si sono rivelate estremamente difficoltose a causa di un ambiente (quello della pesca e subacquea amatoriale) totalmente omertoso, ove le ammissioni avvengo a fatica anche di fronte alle evidenze. Le poche fonti confidenziali hanno collaborato con gli investigatori non per cercare di tutelare il patrimonio archeologico nazionale, ma spinti solo da vecchi rancori personali. Le indagini proseguono per cercare di recuperare le altre anfore che mancano all'appello.




