(Adnkronos) - In questi casi, spiega all'Adnkronos Riccardi, "e' problematico sopperire alle richieste ma anche fornire un percorso di formazione e di informazione sulla violenza di genere. Le risorse sono poche e gia' insufficienti a coprire l'emergenza delle donne che richiedono di essere accolte". Da chi combatte quotidianamente a fianco delle donne vittime di violenza parte un appello rivolto alle istituzioni: "I centri vivono e lavorano grazie ai volontari, non c'e' appoggio delle istituzioni soprattutto dal punto di vista economico. In questo non c'e' corrispondenza con la legge che riconosce l'emergenza rappresentata dalla violenza sulle donne e riconosce che bisogna rafforzare gli interventi, ma i soldi non ci sono. E' qui la difficolta' nel rafforzare il lavoro e dare solidita' a quello che i centri fanno. Non c'e' la forza per sensibilizzare il territorio alla presenza dei centri, al lavoro che fanno, ma soprattutto per far sapere che cos'e' la violenza di genere". "Spesso - aggiunge - passa l'idea che la violenza di genere sia solo quella fisica, quindi non c'e' possibillita di far maturare le donne rispetto alla propria individualita' e ad avere una propria autonomia. Si rivolgono prevalentemente per violenze fisiche, quando si verifica l'ennesimo episodio e quindi vengono inviate da qualcuno o hanno maturato la coscienza di quanto accaduto. La violenza psicologica e' piu' sottovalutata, ma laddove si inizia a mostrare un minimo di presa di coscienza il lavoro diventa piu' facile ed e' possibile lavorare anche nella rielaborazione della relazione, ridefinire i confini e smuovere simbiosi che sembra sia impossibile scindere".




