(Adnkronos) - "Tra mortalita' materno-infantile e poverta' pero' vi e' una forte interdipendenza, nella quale la poverta' gioca il doppio ruolo di causa e di effetto - spiega Neri - La mortalita' materna e infantile non puo' essere combattuta efficacemente ne' sconfitta se non si affrontano le questioni legate alle disuguaglianze sociali, economiche e culturali. Due le sfide principali da vincere: raggiungere tutti i bambini, in particolare i piu' poveri fra i poveri, e intensificare gli interventi di salute sui neonati. Ancora oggi, infatti, 1 milione di bambini muore nel primo giorno di vita". Attualmente, oltre un miliardo di persone in tutto il mondo non ha accesso all'assistenza sanitaria e i bambini che vivono in condizioni sociali, culturali ed economiche piu' svantaggiate vanno incontro a maggiori probabilita' di morire prima dei 5 anni. Nell'Asia Meridionale, gia' colpita da un tasso di mortalita' altissimo, i bambini nati in famiglie che appartengono al quintile di reddito piu' povero ha piu' del doppio delle probabilita' di morire rispetto ai coetanei nati in famiglie piu' benestanti. Ma anche all'interno dello stesso Paese ci sono sensibili differenze. Ad esempio, in alcuni dei paesi in cui lavora Save the Children con progetti di salute materno-infantile (India, Pakistan, Nepal e Uganda), l'assistenza al parto in aree rurali viene fornita approssimativamente alla meta' delle donne assistite nelle zone urbane, mentre solo il 40% delle donne che non vivono nei grandi centri urbani effettua visite antenatali. Il divario e' decisamente maggiore in Etiopia, dove si registra solo i 5% di donne assistite nelle zona rurali contro il 52% nei grandi centri urbani. (segue)




