Napoli, 19 set. - (Adnkronos) - "In coma, al collasso, sprofondata. Ogni giorno su Napoli se ne dice una, ma se i napoletani non si libereranno di questa classe politica non ci sara' nulla in cui sperare per chi resta in questa citta'". Non usa giri di parole Gerardo Marotta, presidente dell'Istituto italiano per gli Studi filosofici. L'ultimo allarme lo ha lanciato l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, parlando di "citta' sull'orlo del collasso" proprio in occasione delle celebrazioni per San Gennaro, patrono della citta', poco dopo aver annunciato l'avvenuto prodigio della liquefazione del sangue. Motivo di speranza, ma fugace perche' "la classe politica in tanti anni ha fatto strage di questa citta', e per chi resta non ci sono speranze". Marotta porta l'esempio del suo Istituto, "fondato dall'Accademia dei Lincei per la difesa della civilta'". "Dal 31 dicembre 2009 - dice all'Adnkronos - ci hanno fermato i finanziamenti, con il risultato che siamo stati cacciati dalle nostre sedi. Una biblioteca di 300mila volumi, preziosi per i giovani della Campania e di tutto il Mezzogiorno, ora giace in un capannone a Casoria. Abbiamo dovuto chiudere i laboratori, i ragazzi che vi studiavano ora sono andati in Spagna, in Cina e in Canada. Solo chi va via puo' sperare in qualcosa, una casa o uno stipendio sicuro". Da qui il monito dell'avvocato Marotta: "I napoletani devono liberarsi da questa classe politica che ha fatto strage della citta', che ha permesso opere costosissime e dannose come la linea della metropolitana che a Chiaia ha gia' causato il crollo di un palazzo. Rischiamo di perdere tutto quello che abbiamo costruito".




