Lampedusa, 9 ott. - (Adnkronos) - "Ma quale zelo, siamo obbligati a iscrivere gli immigrati che arrivano in Italia nel registro degli indagati per immigrazione clandestina. Questo non è zelo, ma rispetto delle regole volute dal Parlamento e non da noi". E' la replica della Procura di Agrigento alle parole del premier Enrico Letta che a Lampedusa ha detto di avere provato "un senso della vergogna di fronte a tanto zelo dato dall'iscrizione dei superstiti del naufragio nel registro degli indagati. Quello che accade è un dramma umano". Parole che non sono state accolte di buon grado dai magistrati di Agrigento che, per rispettare quanto prevede la legge Bossi-Fini sono costretti a iscrivere nel registro degli indagati i profughi che sbarcano sulle nostre coste. "Ad oggi - spiegono fonti della Procura all'Adnkronos - dal luglio 2009 sono stati indagati 12.867 persone per immigrazione clandestina. Fin da subito sollevammo eccezioni di costituzionalità che fu rimessa alla corte e definita con un'ordinanza del 2011. Noi abbiamo sempre richiesto l'archiviazione rigettata dal gip, quando i migranti non hanno ottenuto asilo, che ci hanno imposto l'imputazione coatta e hanno condannato gli indagati". I magistrati poi fanno anche notare che "non si trova un solo avvocato che ricorra in Cassazione. La denuncia, obbligatoria per legge, proveniente dagli organi di polizia ci obbliga all'iscrizione. Insomma, ribadiamo che non si tratta di zelo ma di rispetto delle regole volute dal Parlamento".




