(Adnkronos) - Difatti, pur avendo dichiarato redditi pari a zero dal 2000 al 2006, a partire dal 2003 l'imprenditore è riuscito ad acquisire le partecipazioni nelle due società, con le quali ha avviato diversi progetti immobiliari nel Cilento, successivamente incrementate fino ad ottenerne la maggioranza, per esercitarne il controllo, con un apporto pro-quota superiore a 500mila euro. Ciò ha portato ad escludere che l'acquisto delle quote di partecipazione societaria da parte dell'imprenditore, già gravato da precedenti penali ed ora colpito dalla sopravvenuta misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Salerno, sia avvenuto con denaro pulito e frutto di lecito guadagno. Nel corso delle udienze tenutesi presso il medesimo Tribunale, i difensori dell'imprenditore e dei suoi familiari hanno tentato di dimostrare la provenienza lecita di tali "sproporzionate" iniezioni di capitali nelle sue società, sostenendo, con delle attestazioni di notorietà, che le ingenti risorse investite dal medesimo provenivano totalmente da laute "sovvenzioni" erogate dai suoceri, quando in realtà dai bilanci delle due società a responsabilità limitata i medesimi non figuravano né quali soci, né tantomeno quali meri finanziatori. In base alle evidenze investigative complessivamente acquisite, la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ha richiesto al Tribunale di Salerno l'estensione della misura di prevenzione agli immobili detenuti direttamente dalle due società immobiliari controllate dall'imprenditore, concessa con l'emanazione del nuovo decreto di confisca, che ha riguardato complessivamente 25 unità immobiliari (7 fabbricati e 18 terreni) situate nei comuni di Ascea (Salerno), Pisciotta, Vallo della Lucania e Castelnuovo Cilento. Le partecipazioni societarie ed i beni immobili complessivamente confiscati all'imprenditore destinatario della misura di prevenzione hanno un valore stimato di 3,5 milioni e sono stati affidati ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Salerno.




