Roma, 25 ott. - (Adnkronos) - La Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma respinge al mittente le accuse secondo le quali sarebbe responsabile dei rincari e dei ritardi della Metro C della Capitale. "A differenza di quanto rilevato dalla Corte dei Conti -scrive la Sorpintendenza in una nota- sarebbe della Soprintendenza archeologica la responsabilità per i ritardi e i rincari del progetto Metro C, stando a quanto dichiarato ieri da Giovanni Simonacci di Roma Metropolitane davanti alla Commissione speciale Linea C del Comune di Roma". Un'accusa, quella di Simonacci, che nascerebbe da alcune modifiche di progetto relative al percorso delle gallerie dalla stazione San Giovanni verso la stazione Amba Aradam. A questo proposito, la Soprintendenza afferma che "tutte le gallerie della linea C sono state progettate da Roma Metropolitane all'interno degli strati sterili, non interessati da preesistenze di interesse archeologico. Tranne quelle sul tratto in questione, a monte della stazione San Giovanni: tale scelta del progetto originario avrebbe comportato scavi archeologici lungo l'intera via Sannio, con costi altissimi e grande sacrificio di strutture antiche. Per questo fu necessaria una variante progettuale". La Soprintendenza ricorda anche che nel dicembre del 2011, l'allora Commissario straordinario Roberto Cecchi scriveva che "troppo spesso la difficoltà di realizzare infrastrutture viene addossata all'archeologia e alle soprintendenze, un modo di intendere che non ha niente a che vedere con la realtà. Eppure si tratta di un atteggiamento diffuso, in grado di contagiare l'opinione pubblica. La realtà è molto diversa. La realtà è la questione progettuale, la mancanza di progetti che si possano definire tali". (segue)




