(Adnkronos) - "Io sono rimasta cosciente, fredda, ho capito che la cosa era molto grave, ho visto la gamba, ho capito subito che rischiavo di morire o di perdere la gamba - dice ancora Angela Grignano- Ho pensato a un laccio emostatico, per tamponare il sangue, al laccio delle scarpe, ad esempio. Ma mi sono accorta che non c'era grande perdita di sangue, nonostante avessi due arterie tranciate. I chirurghi mi hanno poi detto che potevo morire in dieci minuti dissanguata. Chissà, forse qualcuno da lassù mi ha salvato... Ho pensato subito a casa, alla mia famiglia, ma anche che fosse un sogno. Anzi, un incubo. Tanti pensieri, e rimanere cosciente mi ha aiuto a superarlo". "Io un po' me lo aspettavo - ricorda ancora - Sono caduta a terra dopo l'onda d'urto. Sono stata cosciente fino a quando mi hanno caricato sulla barella, lì mi hanno dato la morfina. E ho capito che il mio corpo mi abbandonava. Lì ho pensato "forse sto morendo". Poi un'altra dose di morfina e sono stata trasferita in elisoccorso in ospedale. Mancava proprio l'osso, il muscolo, la pelle, mancava tutto, la gamba era rimasta attaccata al piede per una striscia di pelle- dice ancora Angela - Sono stata a rischio di vita per quasi due giorni, era infettata, le arterie tranciate di netto. In ospedale hanno chiamato un altro ospedale chiedendo l'aiuto di un chirurgo di microchirurgia plastica e nonostante fosse libero è venuto. Ha detto che ero grave ma che voleva provarci. All'indomani ero in coma farmacologico. Mi hanno operato con scarse probabilità. 'Ho fatto il possibile ma anche l'impossibile' disse lui e aggiunse 'lei tornerà a camminare"". E oggi? "Puntiamo molto sulla riabilitazione, sono fiduciosa nell'andare oltre al dolore, il piede mi fa molto male. Ha grossi problemi, loro puntano sulla riabilitazione. Vedremo cosa accadrà".




