Reggio Calabria, 24 mag. (Adnkronos) - La 'ndrangheta? "Ne ho sentito parlare ma disconosco l'argomento". Cosimo Alvaro, figlio dello storico capo della omonima cosca di Sinopoli Domenico Alvaro, conosciuto come don Mico, avrebbe letto dell'esistenza della criminalita' organizzata calabrese sui giornali. Cosi' ha risposto al pm Giuseppe Lombardo al processo Meta che vede alla sbarra diversi esponenti della 'ndrangheta reggina. Il magistrato della Dda gli contesta i reati di intestazione fittizia di beni, estorsione e turbata liberta' degli incanti aggravata dalla modalita' mafiosa. Sottoponendosi all'esame del pm, si e' detto estraneo alle attivita' criminali che avrebbe gestito in maniera occulta nel periodo della sua residenza a Reggio Calabria, negli anni Duemila in cui era sottoposto a obbligo di dimora. Nel suo appartamento, sottoposto a intercettazione, gli investigatori hanno captato diverse intercettazioni in cui si parla di un'asta della quale il rampollo della famiglia Alvaro si sarebbe interessato per controllarne l'esito, di problemi su un terreno in cui sarebbe intervenuto al fine di trovare una soluzione e di altre questioni sulle quali, secondo l'accusa, Cosimo Alvaro fu interessato proprio in virtu' della sua eredita' criminale lasciatagli dal padre don Mico. Del passato del genitore tuttavia Cosimo Alvaro conosce "pochissimo" perche' "ho vissuto per molti anni fuori, anche all'estero". Ne' si sarebbe mai preoccupato di chiedere al padre informazioni sulle sue disavventure giudiziarie. Don Mico Alvaro sarebbe intervenuto nel 1991 sul finire della sanguinosa guerra di 'ndrangheta che ha lasciato centinaia di morti a Reggio Calabria. Una storia che il figlio ha continuato a ripetere di non conoscere se non per le informazioni lette sui giornali.




