Citta' del Vaticano, 14 mag. - (Adnkronos) - "Ricostruiamo un dialogo interrotto fra arte e fede, dopo una sorta di divorzio non consensuale anche se non totale e assoluto". E' questa l'esortazione e al tempo stesso anche la spiegazione con la quale il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura illustra la presenza per la prima volta della Santa Sede alla Biennale di Venezia, con tre opere d'arte. "Esisteva una frattura -ammette Ravasi- l'arte si mostrava spesso provocatrice e talora blasfema sui temi religiosi e la Chiesa si presentava come ritirata all'interno di moduli artistici che ricalcavano il passato con espressioni pressoche' artigianali. Ma arte e fede -sottolinea- sono e devono restare sorelle nel cammino della cultura". Proprio a tal proposito, il cardinal Ravasi anticipa anche come "probabile una nostra presenza all'Expo universale di Milano, in connessione stretta con la diocesi milanese e con il cardinale Angelo Scola". Quanto alla partecipazione a questa Biennale di Venezia, il cardinal Ravasi mette le mani avanti: "Non attendetevi un albero grandioso, ma un germoglio: questo vuol essere soltanto un punto di partenza. Vogliamo creare un'atmosfera di incontro tra arte e fede che, in prospettiva possa approdare a buon uso liturgico, al momento non previsto invece per le opere che presentiamo nel padiglione vaticano. Diciamo che si tratta di un rodaggio, di un inizio di percorso". In vista anche delle prossime Biennali? "Ovviamente, vorrei prima sentire il parere di Papa Francesco, mentre la partecipazione a questa edizione nasce sotto il pontificato di Benedetto XVI". (segue)




