(Adnkronos) - Le apparenti differenze nella resa non sarebbero per altro dovute a una molteplicita' di mani o di fasi esecutive ma ad uno stato di conservazione piuttosto altalenante: se il volto di Jacopo e' ben conservato quello di San Pietro e' piuttosto abraso. Risulta per altro evidente la maggiore evoluzione rispetto al grande telero della 'Fuga in Egitto' dell'Ermitage, recentemente esposto a Venezia, e soprattutto sara' di grande suggestione notare in mostra le affinita' con un'altra straordinaria opera di Tiziano, esposta a confronto, come 'Tobiolo e l'Angelo', eseguito per la famiglia Bembo gia' in Santa Caterina a Venezia (ora alla Gallerie dell'Accademia), che ripropone una analoga ripartizione chiaro - scuro. Le suggestioni e i rimandi offerti dall'esposizione sono del resto molteplici: Jacopo Pesaro commissiona a Tiziano l'opera per celebrare e ricordare la sua 'vana' vittoria sui Turchi a capo delle galere pontificie, avvenuta nel 1502 con la conquista dell'isola di San Maura. Probabilmente lo decide alcuni anni dopo l'evento e in ogni modo il quadro non e' un ex voto commissionato per mantenere una promessa, non ha una funzione ufficiale ne' e' destinato a rimanere in uno spazio pubblico, come sara' invece per la famosa 'Pala Pesaro' richiesta sempre a Tiziano nel 1519 e ultimata nel 1526 per l'altare della Chiesa dei Frari. Nerll'opera Tiziano fonde insieme immagini della tradizione veneziana tratte dalla monete e dai teleri votivi con lo scopo di proiettare Jacopo in un ruolo al di sopra della sua effettiva posizione nella societa' veneziana, richiamandosi all'iconografia dogale. La presenza in mostra del dipinto di Vincenzo Catena 'Madonna col Bambino e i Santi Marco e Giovanni Battista, e il doge Leonardo Loredan', commissionato da Loredan come immagine votiva da donare per Palazzo Ducale, opera probabilmente nota sia a Tiziano che a Pesaro, esplicita questi riferimenti, pur nell'arretratezza psicologica dei personaggi di Catena. (segue)




