(Adnkronos) - La sua attenzione al sistema numerico binario, che l'artista esercita in successive declinazioni, e con diversi medium, a partire dal decennio precedente, esprime il bisogno di sintetizzare un rapporto inevitabile con la "macchina", tanto nella struttura fisica quanto negli apparati teorici. Chiavacci elabora in modo autonomo questa tensione (in parte anche autobiografica, legata com'è alla sua professione di programmatore che lo poneva quotidianamente a contatto con l'elettronica) tra l'artista e la presenza ineludibile della tecnologia. Come ricorda il curatore Valerio Deho' nel suo testo in catalogo: "La fotografia di Chiavacci vuole essere totale non piatta e banale, ma rivela da un lato tutta la sua fisicità di chimica e fisica che interagiscono con la luce dal bianco del non esposto al nero del completamente esposto. Inoltre può anche diventare astratta, in quanto non più legata all'emotività, al ricordo, al fermare le sensazioni fuggenti, uscendo così dal naturale scandendo "un percorso per ritrovare l'artificiale creazione ed espansione dell'esperienza fisica". (segue)




