Libero logo

Con Ciro il grande di Persia la storia entra nel dramma iraniano

In Medio Oriente la storia è politica. Durante la “Guerra dei dodici giorni”, sei mesi fa, alcuni importanti siti istituzionali israeliani hanno lanciato messaggi in persiano alla popolazione iraniana
di Antonio Soccisabato 17 gennaio 2026
Con Ciro il grande di Persia la storia entra nel dramma iraniano

3' di lettura

In Medio Oriente la storia è politica. Durante la “Guerra dei dodici giorni”, sei mesi fa, alcuni importanti siti istituzionali israeliani hanno lanciato messaggi in persiano, alla popolazione iraniana, in cui ricordavano Ciro il grande, la grande storia dei persiani e l’antica amicizia fra quel popolo e il popolo d’Israele. Anche nei giorni scorsi, quando si è di nuovo acutizzata la crisi iraniana, Netanyahu è tornato a citare Ciro II di Persia (590-530 a.C.) che fondò l’impero achemenide e liberò gli ebrei deportati dai babilonesi nel 538 a.C. autorizzando il loro ritorno nella loro terra e la ricostruzione del Tempio a Gerusalemme: «Celebriamo un grande re... Re Ciro, che riportò gli ebrei dall’esilio di Babilonia in Giudea, dove fu costruito il Secondo Tempio per il popolo ebraico. Fu un grande re e un grande amico».

Ciro è importante nel racconto biblico tanto che è l’unico re non ebreo per il quale si usano titoli messianici (Is, 45,1). Israele lo ricorda da millenni come un suo liberatore. E questo sentimento è ricambiato dal popolo della Persia. Nei giorni scorsi, in qualche talk show, sono intervenuti alcuni giovani, iraniani e iraniane, che hanno riaffermato con decisione la storica amicizia del loro popolo con Israele, amicizia che il khomeinismo dal 1979 ha cercato di rovesciare in odio sostenendo la lotta contro Israele. Gli iraniani che oggi manifestano contro il soffocante e orrendo regime khomeinista amano rifarsi a ciò che l’Iran è stato prima del 1979 e in particolare all’antica civiltà persiana, che è fiorita ben prima dell’arrivo dell’Islam.

Quando libri (e scrittori) finiscono in tribunale

Quando nominiamo i capolavori della letteratura, che hanno reso famosi e ricchissimi i creatori di saghe immortali, noi ...

È chiaro che Netanyahu ripropone la memoria storica di questi due antichi popoli perché l’identità di entrambi è profondamente radicata nei secoli. Inoltre vuole ribadire che dove oggi c’è Israele c’era uno Stato ebraico già millenni fa, mentre non è mai esistito uno Stato palestinese («Tremila anni fa - ha detto una volta - Davide ha regnato sullo Stato ebraico nella nostra capitale eterna, Gerusalemme. Lo dico a tutti coloro che proclamano che lo Stato ebraico non ha radici nella nostra regione e che sparirà presto»).

Ma l’evocazione di Ciro da parte israeliana ha soprattutto l’obiettivo dichiarato di tendere la mano al popolo iraniano in vista di una grande alleanza dopo la caduta del regime di Khamenei. Secondo lo storico Alireza Manafzadeh «il popolo iraniano è alla ricerca della propria identità nazionale» mentre «la Repubblica islamica sta cercando di creare una umma al di fuori dei propri confini». La umma è tutta la comunità musulmana del mondo. Su Moked, «il portale dell’ebraismo italiano», in un articolo di un anno fa intitolato «Perché Ciro il Grande fa paura agli ayatollah 25 secoli dopo», dov’è citato il portale IranIntl, si legge che «le autorità di Teheran hanno recentemente bloccato l’accesso a due siti storici, Persepoli e la tomba di Ciro il Grande a Pasargadae, in particolare ai cittadini iraniani, prima della data che commemora l’ingresso pacifico di Ciro a Babilonia.

Umberto Eco, i progressisti prendono solo il peggio

Umberto Eco a dieci anni dalla scomparsa. Lo studioso, narratore e semiologo, medievista e critico letterario, si spegne...

Oltre al dispiegamento di forze di sicurezza sono state installate delle barriere di cemento e limitato l’accesso anche al personale dei siti storici. E mentre i visitatori stranieri sono autorizzati, l’accesso agli iraniani è vietato. C’è ora preoccupazione per i siti Unesco, ma si tratta soprattutto di un’azione che evidenzia la difficoltà della dittatura, in particolare nei confronti della tomba di Ciro». Il quale è un simbolo dell’antica identità preislamica della Persia e un esempio di tolleranza religiosa.

Patti e Giubileo, le mosse della Chiesa che lasciano il segno

Pio XI (Achille Damiano Ratti) il 24 dicembre 1925 chiuse il Giubileo ordinario “Infinita Dei Misericordia”,...