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L'eroismo e il sacrificio di San Teodoro

Prima di San Marco chi era il Patrono di Venezia? Appunto, San Teo d oro/Tòdaro, soldato romano nato in Anatolia (oggi Turchia)
di Sergio De Benedettimartedì 10 marzo 2026
L'eroismo e il sacrificio di San Teodoro

2' di lettura

Tra il Palazzo Ducale e la Libreria Sansoviniana, si affaccia venendo da terra la Piazzetta San Marco che procede sul molo omonimo con lo sfondo dell’isola di San Giorgio. Giunti al termine della “Piazzetta”, si alzano due colonne monolitiche del XII secolo su basi del XVI e capitelli veneto-bizantini su cui, a sinistra, è stata collocata l’antica statua del leone di San Marco e, a destra, la copia della statua di San Teodoro (l’originale è nel Palazzo Ducale). Va detto infine che tra le due colonne, alla bisogna, si erigeva il palco per le esecuzioni capitali. Delle reliquie di San Marco, la tesi più accreditata è quella del gennaio 828 quando vennero trafugate in Alessandria d’Egitto ad opera di alcuni mercanti veneziani che nascosero tra le carni suine le poche, preziose spoglie dell’Evangelista. Giunte a Venezia in modo assai rocambolesco, San Marco divenne subito il Patrono della città lagunare.

Ma prima chi era il Patrono della città? Appunto, San Teo d oro/Tòdaro, soldato romano nato nella antica regione del Ponto, situata in Anatolia (oggi Turchia) nella zona nord orientale e affacciata sulla costa meridionale del Mar Nero. Avente la duplice possibilità di essere riconosciuto Santo dalla Chiesa d’occidente e dalla Chiesa orientale e considerata la fondamentale importanza della Repubblica di Venezia in tutti i territori che si affacciano sul Mediterraneo, la scelta di Teodoro come Santo protettore venne accolta con unanime consenso fin da quando le sue reliquie furono trasportate a Brindisi nel IV secolo e dove tuttora permangono in Cattedrale.

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Ma chi era Teodoro? La tradizione riporta che venne arruolato nell’esercito romano al tempo di Gaio Aurelio Valerio Diocleziano (284/305) e, più precisamente, sotto Massimiano. Teodoro si dimostrò subito un soldato di grandi capacità anche strategiche e scalò facilmente tutti i gradi minori, affacciandosi con personalità agli alti livelli. Trasferito con la sua Legione denominata Marmarica ad Amasea dove la persecuzione contro i cristiani, iniziata con prudenza dallo stesso Diocleziano, era proseguita invece con veemenza da Cesare Galerio (305/311), Teodoro rifiutò ogni compromesso ed a nulla valsero le raccomandazioni del Prefetto Brinca, Comandante di Legione, affinché avesse un atteggiamento più disponibile al riguardo. Per qualche tempo la capacità di Teodoro in battaglia sembrò far dimenticare il problema ma alla fine Galerio fu irremovibile e nel 306 (sembra in febbraio) i suoi carnefici lo condussero sul luogo del sacrificio dove venne bruciato vivo.

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